VITTIME E CARNEFICI

“Il giorno in cui non ci saranno più carceri e non ci saranno più avvocati crederò alla bontà dell’uomo” (Padre Giovanni Contarin, Jean Jaques Rousseau)

di Carlo Filippo Ciambrelli

Come ottenere il giusto risarcimento dei danni da parte delle vittime di reati o della altrui negligenza

Cominciamo con due brevi, inquietanti storie alle quali chi scrive ha avuto la ventura di assistere, come si suol dire, dalla buca del suggeritore e dal retro delle quinte. Due storie che potrebbero appartenere a chiunque.


thailand-judicial-courts-300x199È buio, quel buio precoce e avvolgente dei tropici che precede la notte. Il signor Mario è su un piccolo scooter preso a noleggio; guida tranquillo per le strade secondarie di una nota località turistica con Marguerite, la compagna di una vita, che lo tiene stretto stretto.

A cinquant’anni suonati, Mario e Marguerite vivono quell’incantesimo che tutti noi abbiamo provato o sognato, la libertà di una corsa in moto avvolti nella sciropposa notte thailandese, tra il vento e le stelle.

Davanti a loro, su un altro scooter, prigioniero di un altro mondo, corre Mr. Smith, un ‘signore’ attempato, supertatuato e probabilmente ubriaco.

Qualcosa lo disturba. I fari del motorino di Mario e Marguerite? La vita che scorre? I demoni dei suoi sogni impossibili?  Smith rallenta e, gesticolando come un forsennato, fa segno ai due di fermarsi per ‘chiarire’ l’affronto subito.

Mario, che non ha capito il motivo dell’ira di Smith, per evitare problemi decide, saggiamente, di non fermarsi, ma Smith lo rincorre e piomba su di lui; con un calcio travolge e disarciona la coppia. È la fine del viaggio, del mare, del cielo, di tutto. Mario se la cava con un trauma e molte escoriazioni, Marguerite torna a casa in coma irreversibile.

Alla prima udienza del processo, Smith, libero su cauzione, nasconde il suo senso di colpa con un ghigno aggressivo, mette in bella mostra il suo corpo flaccido e tatuato e afferma “ah ah, avrà al massimo qualche graffio. È solo una manfrina per estorcermi soldi”.

Cinque giorni dopo però Marguerite molla l’abbraccio, quell’ultimo abbraccio. Muore tra sofferenze indicibili “a causa e in conseguenza dell’incidente”, come recita il dispositivo del medico legale.


Antonio ha lavorato trent’anni e ha perso il lavoro in seguito alla crisi. Per fortuna ha messo via un discreto gruzzoletto che gli consente di trasferirsi a Pattaya e di acquistare alcune unità condominiali che affitterà per crearsi un reddito. Paga quanto dovuto, sicuro di aver fatto un grosso affare. La costruzione è garantita da una famosa catena alberghiera. I lavori vanno a rilento, anzi sembrano non cominciare mai sul serio, finché un giorno, il povero Antonio, scopre che il condominio non verrà mai edificato, che i costruttori sono fraudolentemente falliti, che la catena alberghiera non c’entrava nulla e che, insomma, era tutta una truffa, premeditata fin dal primo momento. Antonio, che sta pure male di salute, ha perso tutto e decide di farla finita. Apparirà sui notiziari locali tra i tanti che si gettano misteriosamente dai balconi nella Terra del Sorriso.


Fermiamoci qui. Le storie, tutte verissime e inquietantissime (come le due qui riportate, ovviamente con nomi, luoghi e circostanze diversi), sarebbero infinite. Truffe, violenze di ogni genere, raggiri, incidenti e chi più ne ha, più ne metta!

Prigione thailandeseDunque la domanda è: come potremmo ottenere giustizia se ci dovessimo ritrovare vittime della ‘cattiva condotta’ altrui? Quali sono gli strumenti che il sistema giuridico thailandese ci offre per ottenere giustizia del torto subito e, al contempo, farci risarcire dei danni?

Costituzione di parte civile in Thailandia

In Italia, come nella maggior parte dei paesi occidentali, in particolare quelli i cui sistemi derivano dal diritto romano (definiti Civil Law systems), la vittima di un qualsiasi reato ha il diritto di costituirsi parte civile; vale a dire di proporre una sorta di azione civile all’interno del procedimento penale e ottenere così un, sia pur parziale, risarcimento del danno subito a causa del reato. Il giudice, al termine del procedimento penale, determinerà l’ammontare della cosiddetta provvisionale, condannando l’autore del reato a risarcire la vittima per i danni subiti a causa o in conseguenza del reato. Pensando (erroneamente) di ottenere un simile trattamento, la maggior parte degli stranieri si aspetta di ottenere dal giudice penale, anche in Thailandia, una sentenza che riconosca il proprio diritto al risarcimento del danno. Le cose però, da queste parti, non funzionano per niente così.

In Thailandia, il tribunale penale ha ‘in teoria’ soltanto la funzione dell’accertamento della responsabilità penale dell’imputato mentre il tribunale civile avrà il compito di accertare e determinare l’effettiva responsabilità ed entità del danno. Dunque, e sempre ‘in teoria’, la malcapitata vittima di un reato dovrebbe instaurare ben due procedimenti distinti: querelare il presunto reo presso il tribunale penale e al contempo proporre contro lo stesso un’azione civile per il risarcimento del danno subito. Tutto ciò con enorme aggravio di spesa (sarà necessario ricorrere a due avvocati, un civilista e un penalista, e a due autorità giudiziarie), incertezza di risultati e pagamento anticipato al tribunale civile del 2% di quanto richiesto come risarcimento, somma che verrà restituita solo al termine del dibattimento e solo in caso di vittoria giudiziale.

Perché dunque, se non per appagare il nostro senso di giustizia, dovremmo ricorrere al giudice penale e sobbarcarci una doppia spesa in un sistema che, da un punto di vista occidentale, appare a dir poco iniquo e inefficiente?

Cosa prevede la Legge

La risposta è tutt’altro che ovvia. Infatti, analizzando con attenzione il sistema giuridico thailandese, scopriremo come lo stesso, soprattutto se osservato con gli occhi di chi conosca appena un po’ la millenaria storia e cultura locale, sia in molti casi estremamente efficace ed efficiente.

L’intero sistema è saggiamente permeato e costruito sui seguenti concetti: accordo e mediazione, risarcimento della vittima o dei familiari della stessa, rispetto per le istituzioni, ammissione della propria colpevolezza e pentimento.

Da tutto ciò ne consegue che l’autore del reato e responsabile del danno, ammettendo la propria responsabilità e pagando alla parte lesa un equo risarcimento del danno causato, potrà ottenere una pena sostanzialmente più lieve e, nei casi meno gravi ― quelli in cui l’azione penale non sia stata promossa d’ufficio ― addirittura porre fine all’intero procedimento.

summons-and-warrants-in-thailand-300x199A quanto detto finora, aggiungiamo tre considerazioni: 1) la assai maggiore speditezza del procedimento penale al confronto del processo civile; 2) il giustificato timore dell’imputato di dover scontare, in caso di condanna, una pena detentiva nelle carceri del Regno, che non sono esattamente degli alberghi a cinque stelle; 3) il fatto che una sentenza civile garantirebbe al danneggiato il giusto risarcimento solo qualora il condannato possa far fronte al pagamento dello stesso o disponga di beni rintracciabili a lui intestati.

Dunque, possiamo ben comprendere come sia, nella maggior parte dei casi, decisamente preferibile ricorrere, in primis almeno, al tribunale penale piuttosto che a quello civile.

Coerentemente (e in piena osservanza di quanto appena esposto), il sistema giuridico thailandese ha recentemente istituito un organismo particolare: il Centro per la Pace e la Riconciliazione (CPR), il cui scopo è letteralmente quello di “gestire casi penali promuovendo e incoraggiando le parti a risolvere la disputa attraverso la riconciliazione e metodi pacifici… accrescere la consapevolezza e il riconoscimento delle responsabilità sociali tra le parti… focalizzare e porre rimedio ai danni cagionati alle vittime, ritenendo i trasgressori responsabili delle proprie azioni…”

Sebbene il CPR venga generalmente chiamato in causa all’inizio del procedimento, le parti possono richiedere l’intervento dell’organismo preposto alla riconciliazione in qualsiasi stadio del processo penale con una semplice mozione. Il tribunale nominerà un ‘mediatore’ qualificato il quale tenterà di promuovere e facilitare la negoziazione e l’accordo tra le parti.

Tale accordo verrà ufficialmente sancito dal tribunale obbligando il responsabile al rispetto dello stesso e, in genere, sospendendo il processo penale in corso fino all’ottemperamento dello stesso. In caso di pagamento immediato, la corte deciderà favorendo il reo confesso che abbia risarcito il danno attraverso una sentenza estremamente mite, spesso derubricando il reato o riformulando l’imputazione originale con una meno grave. Abbiamo personalmente assistito a due casi di processi per tentato omicidio, reato che prevede molti anni di reclusione, conclusisi con una condanna a sei mesi con la ‘condizionale’ in un caso, e a un anno di ‘servizi sociali’ (una volta a settimana) nell’altro!

Come fare e cosa fare

Per concludere ecco un vademecum essenziale da tenere ben a mente.

1) La prima scelta da compiere per la vittima di un reato o della negligenza altrui è decidere se sia più opportuno presentare una denuncia presso una stazione di polizia ovvero direttamente al tribunale.

Nel ricordare che in Thailandia non esiste la figura del coroner e che in massima parte, anche le funzioni del GIP vengono affidate inizialmente ai funzionari di polizia e poi all’ayagan (il pubblico ministero), la differenza sostanziale consiste soprattutto nei tempi e nella spesa. Presentare una denuncia alla polizia non costa nulla e ‘in teoria’ (abbiamo usato spesso quest’espressione, ma tant’è!) le indagini dovrebbero essere svolte con speditezza ed efficienza dagli ispettori. Il problema è che, in molti casi e per diverse ragioni a cominciare dal gran numero di denunce, il ricorso alla polizia, anziché accelerare un procedimento, potrebbe rallentarlo enormemente e persino farlo arenare. Non sono rari i casi di denunce per truffa, stupro, violenza e via dicendo, che giacciono per anni negli schedari delle forze dell’ordine a discapito di tutti: vittime e accusati.

D’altra parte, per presentare la denuncia al tribunale sarà, di fatto, necessaria l’assistenza di un legale e, per i reati non perseguibili d’ufficio, sarà la parte lesa a dover farsi carico dell’onere della prova presentando una congrua documentazione a sostegno della denuncia che verrà analizzata e conseguentemente accettata o respinta dal tribunale, ovvero dall’ayagan.

2) Dimenticare Perry Mason. Il sistema penale thailandese non prevede arringhe conclusive, comparse conclusionali o esibizioni oratorie. Il processo è basato su un semplice impianto, per così dire, di ‘domande e risposte’. Avvocati, giudici e pubblico ministero potranno presentare le prove e porre domande.  Niente “Vostro Onore mi oppongo” o altri atti plateali saranno ammessi in un tribunale thailandese. Ne consegue che di essenziale importanza sarà altresì la scelta di un interprete legale: il solo che avrà la possibilità di rivolgersi al giudice, nei limiti consentiti dalla legge e dalla procedura, per comunicare la ‘vera essenza’ della versione o della testimonianza della parte lesa e dell’imputato.

avvocato3) Libertà provvisoria. In molti casi, anche in presenza di gravi imputazioni, sarà possibile per l’imputato ottenere provvisoriamente la libertà su cauzione. Restano tuttavia esclusi i casi di reati contro la società come falsificazione di carte di credito o denaro e quelli in cui le possibilità` di fuga dell’imputato appaiono consistenti. Dall’entità della cauzione stabilita dal tribunale potremo avere una prima idea sulla gravità delle imputazioni che l’imputato potrà pienamente conoscere e visionare soltanto dopo la prima udienza.

4) Assistenza legale. Nei casi di procedimenti per reati perseguibili d’ufficio, come nell’esempio di incidenti stradali mortali, scippi o rapine, poter ottenere il risarcimento del danno, sarà comunque essenziale, per la parte lesa, l’assistenza di un legale.

5) Presenza in giudizio. Il sistema giuridico in thailandese è, in generale, poco incline alla rappresentanza per procura. Nella maggior parte dei casi è assolutamente richiesta o comunque di essenziale importanza la presenza fisica della vittima o dei suoi congiunti.

6) Responsabilità oggettiva. È bene tener presente infine che in Thailandia la distinzione tra dolo e negligenza (pramaat) a volte non appare, ad occhi occidentali, chiaramente delineata. Ne consegue che chiunque sia responsabile per negligenza, anche cioè in mancanza di dolo (ovvero di un danno causato senza ‘malizia’), può essere punito con una pena che va da pochi mesi con concessione dei benefici di legge e sospensione condizionata (qualora abbia risarcito il danno con soddisfazione della ‘vittima’), fino a raggiungere sette anni di reclusione da scontare in carcere in caso di mancanza di un accordo.

Interprete giurato – Consulente legale di fiducia dell’Ambasciata di Francia- Presidente dello Studio Legale The Social Lawyers, Pattaya