THAILANDIA-ITALIA: EMIGRAZIONE AL FEMMINILE

di Rosalia Sciortino

emotional-baggage Non sono molti i thailandesi che vivono in Italia e questi pochi sono soprattutto donne. Al 1º gennaio del 2013, secondo le statistiche ufficiali, soltanto 5.364 (lo 0,12%) dei 4.387.721 stranieri residenti in Italia avevano la cittadinanza thailandese. Di questi, meno del 10% avevano indicato di essere maschi. Un dato che colloca la Thailandia, insieme all’Estonia, al vertice dei paesi dai quali l’immigrazione in Italia è maggiormente femminile.

Malgrado contrasti col quadro generale italiano, dove gli immigrati sono nel complesso bilanciati tra uomini e donne, quest’alto tasso di femminilizzazione è una caratteristica dell’emigrazione thailandese in tutta l’Europa. L’aumento dall’inizio degli anni Novanta dell’emigrazione thailandese, prima nell’Europa del Nord e più recentemente anche nell’Europa meridionale, si distingue infatti per i suoi accentuati tratti femminili. In Germania, il paese europeo con la più rilevante immigrazione dalla Thailandia, l’80% degli oltre 60,000 residenti thailandesi sono donne. Simili tassi di femminilizzazione si ritrovano in altre stabili concentrazioni thailandesi nei Paesi scandinavi e in Inghilterra, Svizzera e Olanda.

Sia l’elevata percentuale di donne sia la sequenza degli spostamenti migratori sono legati all’evoluzione del turismo maschile in direzione contraria, dall’Europa alla Thailandia. All’inizio, i flussi di turisti che viaggiavano verso l’Oriente in cerca di esperienze ‘esotiche’ provenivano, a causa dei più alti livelli di reddito, principalmente dall’Europa settentrionale. Alcuni di questi tornavano poi in patria con mogli o fidanzate. Nel corso del tempo, anche paesi dell’Europa meridionale, incluso l’Italia, hanno visto l’emergere di dinamiche simili, man mano che i loro livelli di reddito si innalzavano.

Analogamente, in Italia, è nelle regioni maggiormente benestanti che il turismo maschile ha preso piede per poi diffondersi nel resto della penisola. Ed è pure in queste regioni che ritroviamo le maggiori concentrazioni di thailandesi. La Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto ospitano insieme circa la metà degli emigrati, o meglio dire – visto la quasi totale maggioranza – delle emigrate thailandesi.

La connessione tra la migrazione femminile thailandese e il turismo maschile europeo si manifesta nella frequenza dei matrimoni misti, particolarmente diffusi in questa comunità in Italia come in Europa. La maggioranza delle donne thailandesi che emigrano sono sposate, o sono state sposate al momento dell’immigrazione, a cittadini europei e il matrimonio è avvenuto quasi sempre prima del loro arrivo. In Italia, è raro che si verifichino matrimoni misti con donne thailandesi già emigrate indipendentemente da tempo (cosa che invece avviene, ad esempio, per un discreto numero di emigranti filippine).

L’incontro tra i due futuri sposi di solito avviene nelle località turistiche in Thailandia, dove le donne lavorano nei servizi per i turisti, incluso i locali di divertimento, i servizi d’ospitalità e la prostituzione. Più di recente, alcune donne thailandesi già emigrate in Europa hanno cominciato a essere attive come sensali, organizzando matrimoni tra uomini europei e loro conoscenti e familiari. È nata così una piccola migrazione a catena di spose direttamente dal loro luogo di origine.

Accanto alle sensali, si sono moltiplicati anche i siti elettronici che operano molto attivamente per promuovere un’immagine ideale delle donne thailandesi come mogli e madri che aderiscono ai canoni di genere tradizionali bramati dai possibili spasimanti, che sono spesso di età molto superiore della sposa che cercano. Come il sito www.asianthaiwife.com asserisce: «Le donne asiatiche, specialmente thailandesi, sono fidanzate tradizionali, educate a dare grande importanza alla casa e alla famiglia».

A parte la retorica, nei fatti succede spesso che tutti e due gli sposi non siano al primo matrimonio o convivenza. La maggior parte delle spose thailandesi hanno figli da unioni precedenti di cui si prendono cura. Il più delle volte i figli rimangono con i nonni o con altri parenti nel paese di provenienza e vengono mantenuti con le rimesse che inviano le loro madri dall’estero.

Le donne si fanno carico dei bisogni economici non solo delle loro famiglie, ma anche spesso delle loro comunità. Molte spose thailandesi all’estero provengono dal Nord e dal Nord-Est della Thailandia, le due regioni più povere del paese. Qui si trovano villaggi che resistono proprio grazie alle risorse che derivano dall’alta concentrazione di ‘mia falang’, letteralmente ‘mogli di stranieri occidentali’. Succede che le donne di una comunità si sposino con mariti provenienti da uno stesso paese, anche in seguito alla migrazione a catena, creando così forti connessioni transnazionali. Per esempio Baan Jarn è stato soprannominato il villaggio svizzero, perché una donna su tre nella fascia d’età 20-59 ha un marito di nazionalità svizzera.  Alcune coppie vanno e vengono tra le due destinazioni, altre decidono di stabilirsi in Thailandia dopo la pensione, per approfittare del costo della vita e dei servizi ospedalieri più bassi e del clima più caldo.

THAILANDIA-ITALIA: EMIGRAZIONE AL FEMMINILEIl matrimonio apre anche le porte per un eventuale lavoro in Europa, specialmente da quando le politiche migratorie europee hanno reso più difficile l’immigrazione di persone con capacità finanziarie e livelli di istruzione limitate. Non è un caso che la distribuzione della presenza thailandese in paesi e regioni relativamente benestanti rifletta anche maggiori opportunità nel mercato del lavoro. Molte donne thailandesi emigrate in Europa non si prendono solo cura della famiglia, ma lavorano come badanti o donne delle pulizie e talvolta come operaie in fabbrica. Una minoranza esercita la prostituzione volontariamente, ma ci sono stati anche casi di donne e minori forzate a prostituirsi.

Si direbbe quindi che nell’emigrazione thailandese, i confini tra l’emigrazione sentimentale e quella per lavoro sono incerti e flessibili. Il ruolo di ‘moglie’ e di ‘lavoratrice’, così come i motivi sentimentali e le spinte economiche, si confondono. Se da un lato le donne thailandesi sono le vittime di diseguaglianze economiche e di genere, squilibri dell’ordine globale tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, condizionamenti culturali, pressioni familiari e a volte di atti criminali, dall’altro esse dimostrano una grande autonomia di decisione, resistenza e capacità di adattamento nell’affrontare le difficoltà di una vita da straniere pur di migliorare le loro condizioni, quelle della loro famiglia e quelle del loro paese d’origine.

Coordinatore del gruppo Donne Italiane a Bangkok