TESORI NASCOSTI DELLA THAILANDIA

Le isole di Koh Chang, Koh Mak e Koh Kood

di Christian Grimaccia

Spiaggia di Koh KoodUna mattina del 2007, nella mappa della Thailandia che avevo davanti, mi incuriosì un gruppo di isole di cui non avevo mai sentito parlare: l’Arcipelago di Koh Chang. Preparai lo zaino e con la mia compagna partimmo per una missione esplorativa della Thailandia.  All’epoca vivevo in Isaan e con il mio fuoristrada ci apprestavamo a coprire i 400 km che ci separavano dalla provincia di Trat, dove ci saremmo imbarcati per Koh Chang. I chilometri diminuivano senza che ce ne accorgessimo e mi ricordo che fu un bel viaggio, con i miei pensieri che già volavano su quelle isole sconosciute e con la natura dell’Isaan che ci accompagnava in questa nuova avventura, in un susseguirsi di risaie e piantagioni, tra i sonnolenti villaggi delle campagne dove la vita sembrava essersi fermata da secoli.

Passata la cittadina di Chantaburi, nota per il suo mercato delle pietre preziose, sulla sinistra iniziamo a vedere le montagne che segnano i confini naturali con la Cambogia. Ancora qualche chilometro e finalmente ci siamo. Tra le fitte chiome degli alberi si intravede il blu del mare, siamo vicini alla costa e i miei occhi iniziano a brillare di felicità. Le ultime curve di questa suggestiva campagna ancora ombreggiata da piante secolari ed eccoci al porticciolo. Le operazioni di imbarco sono veloci, Scendo velocemente dalla macchina e salgo sul ponte del piccolo traghetto per ammirare il paesaggio. Raggiungo la prua, chiudo gli occhi per immortalare il momento e inizio a inspirare il mare che mi rientra in circolo per tutto il corpo. Dopo tre anni, i ricordi e le senzazioni del mio giro del mondo in barca a vela tornarono a essere vivi dentro di me. La mia mente era di nuovo libera di sognare nuovi orizzonti. Finalmente il vento, il mare ed ecco un gruppo di delfini che viene a darci il benvenuto mentre l’isola di Koh Chang mostrava già da lontano tutta la sua maestosa e selvaggia bellezza, con le sue montagne dalle vette aguzze ricoperte da una giungla impenetrabile, che mi fece subito pensare all’isola di King Kong.

Koh Chang (Isola degli Elefanti in lingua Thai) è la seconda isola per grandezza della Thailandia (dopo Phuket) e si trova a soli 280 km da Bangkok. Koh Chang è l’isola principale dell’omonimo arcipelago ed è un Parco Naturale al 90% dove si possono ammirare numerose specie vegetali e animali tra cui il raro Hornbill (una specie autoctona di pitone reticolato), il Rafflesia Kerrii (il fiore più grande del mondo!) e poi scimmie, pappagalli, elefanti, cervi, cinghiali, uccelli…

Acqua cristallina di Koh KoodDopo 40 minuti arriviamo sull’isola e con il fuoristrada percorriamo una strada piuttosto naif che attraverso ripidi tornanti ci avrebbe fatto raggiungere la costa ovest dell’isola, dove le spiagge e il mare di Koh Chang respirano della grandezza del Golfo di Thailandia. Rimango esterefatto dalla natura che dal finestrino riesco quasi a toccare. I bordi della strada sono ricoperti da felci verdissime e grandissime, così belle che neanche in Nuova Zelanda ne avevo viste di simili. Poi i fusti dei giganteschi alberi secolari che si innalzano per decine di metri con le loro chiome spettacolari. Dopo pochi minuti, superata l’ultima salita, dall’alto ci appare all’improvviso tutta la bellezza della costa occidentale di Koh Chang che ci fermiamo ad ammirare in silenzio.

La prima località che si incontra è quella di White Sand Beach, la più sviluppata dell’isola. Questa zona offre un po’ di tutto: lunghe spiagge di sabbia bianca, un ottima cucina multietnica e numerosi localini sulla spiaggia dove si possono ammirare fantastici tramonti. Più si va verso sud e più l’isola torna a essere silenziosa e discreta. Si passano così le località di Klong Phrao e Kai Bae sino ad arrivare a Bang Bao, un pittoresco villaggio di pescatori su palafitte che offre un’atmosfera autentica e un ottima cucina a base di pesce e frutti di mare.

A Koh Chang esploriamo la giungla e le sue cascate. Organizziamo un trekking con gli elefanti nel villaggio di Klong Son e passiamo i pomeriggi visitando le numerose spiagge che l’isola ha da offrire. Ma Koh Chang è solo il punto d’ingresso dell’arcipelago e così, dopo tre giorni, ci imbarchiamo su un battello e partiamo alla scoperta delle altre isole più a sud. La prima isola che raggiungiamo è quella di Koh Wai. Come attracchiamo alla traballante banchina di legno, migliaia di pesci vengono a salutarci. Koh Wai mi piace e mi riprometto di tornarci, ma decidiamo di proseguire.

Dopo 20 minuti raggiungiamo la piccola Koh Mak. Quest’isola è prevalentemente pianeggiante e la rada foresta si intervalla con numerose piantagioni di caucciù e cocco, che rappresentano ancora un sostentamento importante per gli abitanti dell’isola. Nel momento in cui arriviamo al piccolo molo del Koh Mak Resort l’acqua è talmente trasparente che riusciamo a contare i granelli di sabbia sommersi. La mia compagna è felice e vorrebbe fermarsi, ma io desidero andare oltre, voglio vedere la misteriosa Koh Kood che già si affaccia all’orizzonte. In quel momento ancora non sapevo che Koh Mak sarebbe diventata da lì a poco la mia isola.

La barca riparte e dopo appena 30 minuti arriviamo a Koh Kood, la quarta isola per grandezza della Thailandia, ma fortunatamente ancora sconosciuta al turismo di massa e per questo splendida e incontaminata. Che meraviglia! Ogni baia ha delle caratteristiche uniche che la differenziano dalle altre. Spiagge di sabbia bianchissima si intervallano a scogliere di roccia lavica. L’unica costante è la perfetta limpidezza dell’acqua, con un colore celeste chiaro che mi fa pensare al mare delle Maldive. Sono anni che giro la Thailandia alla ricerca del mare più bello ed eccolo qui, dinanzi a me, nella dimenticata isola di Koh Kood.  Un tesoro celato per anni, uno dei posti più belli della Thailandiai era dietro l’angolo e io non lo sapevo. Decidiamo di Koh Chiangfermarci nella baia di Siam Beach, una piccola ‘The Beach’ che offre una splendida barriera corallina ricca di coralli e pesci tropicali (incluse cernie, ricciole, dentici, barracuda, trivalis…).

Tutt’oggi Koh Kood ha pocchissime strade, ma all’epoca non erano lastricate, cosa che rendeva gli spostamenti sull’isola piuttosto avventurosi. In pochi giorni cercammo di vedere il più possibile: quasi tutte le fantastiche spiagge e baie della costa occidentale e meridionale; la foresta pluviale che caratterizza l’interno dell’isola, una foresta incontaminata con piante millenarie di grandezza e altezza incredibili; splendide cascate dove è possibile nuotare o farsi massaggiare i piedi dai pesciolini che ci vivono; foreste di mangrovie e fiumi che vi si perdono in intricati labirinti; isolotti e barriere coralline perfette per fare snorkelling, immersioni e la pesca subacquea; piccoli villaggi di agricoltori sulle colline e tre villaggi di pescatori su palafitte in riva al mare; una scuola, un piccolo ospedale e una minuscola stazione di polizia… Avevo riscoperto l’eden sulla terra e già sapevo che da quei posti non me ne sarei più andato.