PELLEGRINAGGIO A BAAN NOK KWAEK

Il Giubileo degli italiani cattolici in Thailandia

di Ilaria Trentin

Il 2016 è l’anno del Giubileo straordinario della Misericordia. Il pellegrinaggio è centrale nell’Anno giubilare perché è il simbolo del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. È anche un segno che la misericordia è una meta da raggiungere con impegno e sacrificio.

Nell’Anno Santo, tradizionalmente, le mete principali del pellegrinaggio sono le quattro Basiliche Maggiori di Roma (San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura) dove, dopo avere attraversato la “Porta Santa”, è possibile ottenere l’indulgenza giubilare. Papa Francesco, nell’indire l’Anno Santo della Misericordia, ha voluto allargare a tutto il mondo questa possibilità, concedendo che in tutte le chiese cattedrali vi fosse una Porta Santa. Non solo, Papa Francesco ha anche concesso che, secondo i bisogni, venissero designate altre chiese particolari per offrire a tutti i fedeli l’occasione di potere celebrare il Giubileo.

La meta del nostro pellegrinaggio qui in Thailandia è stata la Cattedrale di Rachaburi, dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria (The Nativity of the Blessed Virgin Mary), nella provincia di Samut Songkhram, non lontana dal famoso mercato galleggiante. Il pellegrinaggio si è tenuto domenica 25 settembre, quando circa 40 persone si sono radunate la mattina presso la chiesa delle Suore Salesiane a Saladeng, a Bangkok. Da lì, in pullman hanno raggiunto Ampawa (famosa località turistica conosciuta per il mercato galleggiante e per le coltivazioni del cocco) e poi percorso il fiume su due imbarcazioni fino al pontile della Cattedrale.

La Cattedrale è molto bella sia all’esterno sia all’interno.  È stata costruita in stile gotico francese nel 1890 dal missionario francese Padre Paolo Salmon, successivamente inaugurata nel 1896.  La Cattedrale si affaccia direttamente sul fiume, in un’atmosfera profondamente mistica.  Il viaggio fino alla Cattedrale è stato piacevole, un momento di condivisione e unione tipico delle gite fuori porta che si fanno spesso in Italia con tanto di snack e guida turistica. La pioggia, tipica della stagione monsonica, ci ha provvidenzialmente risparmiati.

I momenti chiave del cammino sono stati il pellegrinaggio e la preghiera comune, seguiti dal passaggio attraverso la Porta Santa, la richiesta di perdono e riconciliazione a Dio e tra di noi, e il rinnovamento delle Promesse Battesimali. L’incontro giubilare si è concluso con una preghiera alla Madonna. Alla quale la cattedrale è dedicata. Il tutto sotto la guida di Padre Carlo, cappellano della comunità cattolica di lingua italiana a Bangkok.

La Porta Santa rimanda al passaggio che ogni cristiano è chiamato a compiere dal peccato alla grazia, guardando a Cristo. Questa azione è legata concretamente al pellegrinaggio e la Porta Santa di una Basilica è la destinazione di quest’ultimo. Le condizioni richieste ai fedeli per passare attraverso la Porta Santa sono quelle di essere in stato di grazia (avere ricevuto il perdono dei propri peccati nel Sacramento della Riconciliazione-Confessione) per accostarsi all’Eucarestia, di recitare il Credo, il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria Padre, e infine rivolgere una preghiera per le intenzioni del Santo Padre.

Noi ci eravamo preparati, ma non so se ci sentivamo tutti nella disposizione interiore del completo distacco dal peccato.  Comunque eravamo tutti pronti a ottenere l’indulgenza giubilare per essere perdonati ed essere liberi dal “disordine morale” che resta in noi dopo la confessione.

Terminata la celebrazione giubilare, tutti a pranzo in un tipico ristorante thai sulla riva del fiume Maekhlong. Dopo il pranzo, abbiamo visitato il Wat Bang Kung, un tempio buddista che rappresenta anche un memoriale in ricordo dell’eroismo dei guerrieri che combatterono contro i birmani. Questo tempio viene anche chiamato il tempio nascosto, poiché la sua struttura è stata conglobata da 4 alberi. Infatti, anche a pochi metri di distanza, è difficile riconoscerlo.

Essere cattolico in un paese buddista significa anche calarsi nella tradizione e cultura del paese che ti ospita. Pertanto, alcuni di noi si sono recati all’interno della piccola cappella dove è situata una statua del Buddha e hanno lasciato delle piccole foglie d’oro in segno di rispetto.

Con il nostro rientro a Bangkok si è concluso il pellegrinaggio, che rimarrà per sempre un’esperienza in grado di farci comprendere che dobbiamo diventare dei Cristiani pieni di gioia per essere messaggeri dell’amore di Dio.

L’essenza dell’esperienza è aver sperimentato il perdono di Dio. Saperci e sentirci amati, nonostante tutti i nostri difetti fa sì che poi si sia in grado di perdonare, e il perdono ti rende libero.