IL PAESE CHE SORRIDE AGLI EXPAT

Perché la Thailandia è fra le prime nazioni al mondo con il maggior numero di stranieri che hanno scelto di trasferirsi per venire a viverci

di Beppe Bonazzoli

Salvatore Cossu del ristorante Salvatore di Phuket Town
Salvatore Cossu del ristorante Salvatore di Phuket Town

 Una classifica mondiale non è ancora stata fatta, e invece sarebbe interessante compilarla, soprattutto in questi tempi di globalizzazione incalzante. Ai primi posti ci sarebbero sicuramente gli Stati Uniti e il Brasile e, subito o poco dopo, fra i Paesi che accolgono il maggior numero di expat (abbreviazione di expatriat), troveremmo la Thailandia. Dove il fenomeno è di notevoli dimensioni.

Proviamo a tracciarne i contorni attraverso la fonte più autorevole: il Thailand Migrant Report nei cui studi si legge che, su circa 67 milioni di abitanti, più di 4 milioni (uno ogni 16 persone), non sono cittadini thailandesi. La maggior parte di loro (per esempio molte tribù di montagna) sono affluite dai Paesi vicini per sfuggire a persecuzioni e repressioni politiche (Cina, Birmania, Laos, Cambogia) o alla ricerca di un futuro migliore. La comunità cinese è la più consistente e antica, tanto da aver dato vita attraverso matrimoni misti a una nuova etnia detta sino-thai.

Ma poi bisogna mettere in conto un gran numero di expat che, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, hanno scelto la Thailandia quale nuovo Paese nel quale trasferirsi e vivere. Secondo il Thailand Migrant Report sarebbero nell’ordine di 400.000 unità: persone singole, coppie o intere famiglie arrivate da altri Paesi dell’Asia, dell’india o dalla penisola arabica ma anche da Australia, Stati Uniti ed Europa. Molti arrivati in Thailandia non per fame o necessità, ma per spirito d’avventura, per sfuggire alle crisi, per cercare un nuovo lavoro o nuove opportunità imprenditoriali. Fra questi moltissimi giovani (quelli che, nei prossimi anni, si sposteranno sempre più). Eppoi benestanti e davvero tanti pensionati alla ricerca di una qualità di vita migliore.

Secondo uno studio di Finaccord i nuovi expat (il cui numero si aggira oggi, nel mondo, intorno ai 50,5 milioni, ma è destinato a salire a 56 milioni nel 2017), da non confondere certo con gli emigranti di una volta, sono una fortuna per il Paese che li accoglie. Perché portano con sé specializzazioni professionali, nuovi contributi alla crescita e allo sviluppo e, quando invece non lavorano, portano nuove risorse economiche.

Duilio Lazzara, titolare del ristorante Cefalu' di Surin a Phuket
Duilio Lazzara, titolare del ristorante Cefalu’ di Surin a Phuket

Secondo alcune analisi sul territorio, in Thailandia la maggiore concentrazione di expat si trova naturalmente a Bangkok, con punte alte anche a Chiang Mai, Ko Samui, Hua Hin, Pattaya. Ma il vero epicentro è l’isola di Phuket.

Secondo un articolo pubblicato di recente da un quotidiano americano, proprio Phuket è uno dei luoghi al mondo con la maggiore concentrazione di expat. Secondo il giornale americano a Phuket 1 residente su 5 è un expat, come a dire che su una popolazione di 500 mila abitanti (in realtà gli abitanti di Phuket sono molti di più) almeno 100 mila sono gli stranieri che hanno scelto l’isola affacciata sulle Andamane quale nuova residenza.

Mentre da qualche tempo sta profondamente mutando la geografia del turismo thailandese (24 milioni di visitatori l’anno) e i primi turisti stanno diventando i Cinesi seguiti da Coreani, Australiani e Malesi, a fronte di una presenza sempre minore di Europei e Russi (richiamati in patria dalla forte svalutazione del rublo), il numero degli expat continua a crescere in modo esponenziale.

Lo conferma l’attività di Internations (www.internations.org), una sorta di associazione via Internet e non solo, ramificata in tutto il mondo, che opera da collante degli expat che vivono in terra thai con attività, iniziative, newsletter. Lo conferma la rivista Expat, gran formato e carta preziosa, che ha lo scopo di accorpare il meglio di questa comunità parallela ed esaltarne le valenze.

La ragione per la quale la presenza di expat in Thailandia sia diventata così massiccia non è certo un mistero, o meglio è un cocktail di ragioni. Clima, cordialità della gente, sicurezza, burocrazia tollerante, infrastrutture efficienti, splendidi luoghi di mare, ragazze che sorridono, costo della vita che una volta era molto vantaggioso e, talvolta, lo è ancora adesso. Così come la facilità di ottenere visti e dunque di risiedervi a lungo anche se, da qualche tempo, le autorità di polizia hanno deciso di stringere i freni.

Mario Eleonori della Capannina di Kata a Phuket
Mario Eleonori della Capannina di Kata a Phuket

Nel panorama degli expat che hanno scelto la Thailandia quale seconda patria, un posto considerevole lo occupiamo noi Italiani. Le stime ufficiali sono sempre approssimative, ma dovremmo essere circa 8/10 mila sparsi fra Bangkok, Chiang Mai, Pattaya, Ko Samui e soprattutto Phuket. Che cosa fanno gli Italiani che hanno scelto di vivere in Thailandia? Gran parte di quelli che lavorano hanno scelto di puntare sulla ristorazione e attività analoghe (panetteria, pasticceria, gelateria ecc…). Ma qui ci sarebbe da aprire una lunga parentesi perché fra i ristoranti che espongono un’insegna made in Italy si trovano indubbiamente professionisti qualificati, ma anche molti improvvisati. Gente che, sull’onda dell’Italian food, si è letteralmente inventata un mestiere senza l’opportuna preparazione.

Poi ci sono molti pensionati che, in forza dell’accordo sulla doppia tassazione firmato fra Italia e Thailandia, vivendo qui possono godersi la pensione esentasse. Infine, i connazionali che hanno deciso di comprarsi una casa nella terra del sorriso e vengono a svernare, a passare i mesi invernali (e anche più), al caldo. Ma non tutti sono iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), e dunque un conteggio attendibile è assai difficile.

Ma un fatto è certo: con la profonda crisi che sta attraversando l’Italia e un po’ tutta l’Europa in Thailandia, se non si è vittime di nostalgie o particolari problemi familiari, da expat si vive meglio. Molto meglio.

Giornalista ed inviato di quotidiani e settimanali da quarant’anni, ha firmato programmi radiofonici e testi televisivi. Ha scritto “I signori della notte”, sul fenomeno della discoteca degli anni ’90 ed “Il respiro sul fiume”, viaggio tra globalizzazione e tradizione lungo le rive del Po. Sta vivendo la terza stagione della sua vita sotto il sole dei tropici.