NAN, LA PROVINCIA NASCOSTA

di Marco Pagani

Bangkok, Samsen road, quartiere di Banglamphu, tanti anni fa…

NAN, LA PROVINCIA NASCOSTA“Andiamo a Nan”. Questa è stata la frase che ha cambiato il corso della mia vita. Ero seduto a un tavolino sgangherato di un ristorantino all’aperto in Samsen road. La cartina geografica spiegazzata e usurata dagli anni stava rischiando molto, consultata tra piatti di cibo thai, ciotole di salse sparse sul tavolo e piccole pozze d’acqua, formatesi grazie alla condensa della bottiglia di birra ghiacciata. Stavo programmando con mia moglie l’ennesimo viaggio in moto verso nord. Attorno a noi confusione, caldo, traffico, la città e i suoi rumori. I vicoli, il cibo, i profumi e gli odori. Dopo anni passati in Thailandia, era arrivato il momento di fermarsi, di trovare un posto per vivere, tra le montagne del mio amato nord. L’ennesimo viaggio alla ricerca di ‘casa’.

“Nan, andiamo a Nan” disse ancora mia moglie. La guardai. Poi il dito che scorre sulla cartina, fino a raggiungere questa remota provincia nel nord, confinante con il Laos. Alzai il bicchiere di birra: “D’accordo, andiamo a Nan. Salute”.

Provincia di Nan…

Quando finalmente, dopo alcuni giorni e varie tappe, attraversammo le montagne che separano la provincia di Phrae da quella di Nan, ci ritrovammo in una splendida vallata costellata di campi di riso. E finalmente l’antica Nan, al tramonto, che ci riempiva gli occhi con lo spettacolo dei suoi templi illuminati. Nan e la sua remota provincia sono state a lungo ignorate dal turismo, per la loro lontananza e per essere state zone di guerriglia comunista, dai tempi della guerra del Vietnam fino ai primi anni ’80.

Trovammo una camera nel centro storico, alla Nan Guest House. Cena al mercato serale, con scelta tra piatti thai e cibo del nord e passeggiata tra le tranquille vie del centro, apprezzando l’aria rilassata da città di provincia.

Il giorno dopo, sveglia presto e colazione al vivacissimo mercato del mattino, con il tradizionale cafè boran. Dedicammo poi la giornata alla visita dei bellissimi templi, tra cui il Wat Phumin, il tempio più antico e famoso.

Per i thai è di buon auspicio, per la prossima vita, visitare nove templi importanti in una giornata. A Nan è facilissimo, con i suoi numerosi wat vicino al Museo Nazionale, nel cuore della città. Appena fuori dal centro, il maestoso Wat Phra That Chae Haeng, dall’altra parte del fiume, e il Wat Phra That Khao Noi, sulla collina che domina la città.

Dopo i templi, passeggiata alla ricerca di artigianato locale. Nan è famosa per l’argento, per gli oggetti intarsiati nel legno, per gli antichi strumenti musicali, per i tessuti e per i prodotti artigianali delle varie etnie locali. Più del dieci per cento della popolazione della provincia appartiene a etnie di minoranze etniche, tra cui i H’Mong, i Tin, i Thai Lu, i Khamu, i Lua e i Mlabri, tribù in via di estinzione, con il loro stile di vita nomade tra le foreste della provincia.

Tramonto in riva al fiume, ammirando le lunghe barche ‘a coda lunga’ che scorrevano sul fiume grazie alla forza dei rematori, in allenamento per la tradizionale regata annuale. E classica cena thai del nord in uno dei numerosi ristorantini in riva al fiume.

Il giorno dopo riprendemmo il nostro viaggio verso il nord della provincia. La strada 1080 verso nord e il Laos è uno spettacolo di montagne e colline coltivate. Arrivammo a Thung Chang verso l’imbrunire, dopo varie tappe lungo il percorso, ad ammirare la natura e la vita quotidiana della gente. Scoprimmo che non c’erano né alberghi né guest house. Dopo aver chiesto alla gente del posto, ci indirizzarono verso una grande casa in legno, con ristorante al piano terra. I gestori ci offrirono una camera al primo piano, dividendo il bagno con la famiglia e i loro bambini. Dopo cena, passeggiata attraverso i piccoli villaggi che formano l’agglomerato di Thung Chang, tra campi coltivati, case tradizionali e natura.

NAN, LA PROVINCIA NASCOSTAPoi ancora in viaggio, verso Huay Khon, il villaggio di frontiera con il Laos. Anche qui niente possibilità di alloggio. Solite domande alla gente del posto, e venimmo indirizzati al Huai Kon Kao Battlefield Memorial, una ex base militare e campo di battaglia durante gli anni della guerriglia, trasformato in un museo della memoria, con un paio di vecchie casette traballanti in legno, che si potevano affittare per la notte. Passammo due giorni molto piacevoli, approfittando dei racconti di un soldato, sopravvissuto alle battaglie, e visitando il mercato di frontiera Thai-Lao, ammirando il via vai di gente e di merci che attraversano la piccola frontiera.

E poi di nuovo in moto, verso est, fino a raggiungere il Phu Phayak, progetto del Re per l’agricoltura, in una piccola vallata sperduta tra le montagne al confine con il Laos. Visita all’adiacente museo ‘Comunista’, che racconta la storia degli anni di guerriglia e poi notte in tenda, circondati da colline splendidamente coltivate.

Il giorno dopo, costeggiando la frontiera laotiana, scendemmo verso Bo Kluea, con le antiche saline di montagna. Ai quei temi era veramente difficile trovare da dormire, per cui fummo poi costretti a tornare a Nan. Purtroppo la breve vacanza volgeva al termine, e Bangkok ci aspettava. Ma Nan mi era ormai entrata nel cuore…

A quel primo viaggio ne seguirono altri, esplorando tutta la provincia, per trovare il posto giusto. Ma in una provincia così bella, ricca di bellezze naturali, con ben sette parchi nazionali, non è facile decidere il ‘dove’…

Nel sud della provincia, nella zona di Na Muen, con il grande lago formato dalla diga Sirikhit e il piccolo villaggio di pescatori di Pak Nai? Oppure, risalendo, a Na Noi, con le ‘torri di terra’ al Sao Din Na Noi e il parco nazionale Khun Sathan? Oppure, a est di Nan, nella zona di Mae Charim, con il parco nazionale e il rafting sul fiume Wa? Oppure, salendo verso nord, a Bo Kluea, con le antiche saline di montagna? O nella zona del parco nazionale Doi Phukha, tanto amato dai thailandesi? Oppure nella zona di Tha Wang Pha, con il tempio Wat Nong Bua in stile Thai-Lu? O forse nell’estremo nord della provincia, nella zona di frontiera vicino a Huay Khon? O forse Thung Chang…

NAN, LA PROVINCIA NASCOSTAThung Chang, provincia di Nan, ottobre 2014…

Sono seduto sulla veranda di casa, circondato dal verde e dalle montagne.

Ricordo ancora la prima volta che attraversai una delle vecchie passerelle di legno sul fiume Nan, con le sue acque trasparenti e invitanti in inverno, per raggiungere i villaggi etnici sulle montagne a ovest di Thung Chang, tra strade sterrate di montagna. La cascata Tad Mok, sperduta in mezzo alla foresta. La salita a Mani Phruek, sulle montagne a est, con i villaggi etnici H’Mong e Lua, il piccolo giardino botanico colorato da migliaia di fiori e le grotte, tra cui la famosa Tham Pha Phueng, la più profonda della Thailandia, dove la gente del posto si nascondeva durante gli attacchi aerei negli anni della guerriglia.

Dopo aver lavorato tanti anni nel turismo, mi sono ritirato tra le montagne, e abbiamo aperto un agriturismo. I tempi sono cambiati, Nan e la provincia si sono aperti ai turisti, specialmente thailandesi. E stanno diventando anche la ‘nuova meta’ dei viaggiatori occidentali.

Ho sempre viaggiato alla ricerca di emozioni, che derivano dalle piccole cose, dalla natura, dalle atmosfere e dalla gente. Sì, la mia ‘casa’ l’ho trovata a Thung Chang…