MUSICISTI ITALIANI IN THAILANDIA

di Paolo Piazzardi

MUSICISTI ITALIANI IN THAILANDIA Long Kong, Festival della musica tradizionale thailandese. Tra il folto pubblico si nota un gruppo di turisti occidentali. Appassionati cultori di vot, ponglang, pin e cembali, sonagli, xilofoni e gong? A giudicare dalle loro espressioni non si direbbe proprio così.

I loro sguardi scrutano impazienti le lancette dell’orologio. Più che ‘stregati’ dalla musica, si direbbero ipnotizzati.

Situazioni come queste si ripetono spesso (il pacchetto offerto ai turisti comprende oltre alla cena anche l’intrattenimento con musiche e danze) al punto da far risultare profetiche le parole di Rudyard Kipling “East is east, west is west and never the twain shall meet“: mondi diversi che non hanno modo di incontrarsi.

Ma è davvero così?  Si può veramente parlare di mondi impermeabili l’uno all’altro? Certo, da un confronto verrebbero alla luce più le differenze che le somiglianze. Ma se il percorso fosse fatto in senso opposto – la fortuna della musica italiana in Thailandia – ecco che il quadro si presenterebbe assai diverso, ricco di fermenti e suggestioni, dinamico e in costante evoluzione.

A questo proposito, non sarebbe fuori luogo immaginare un ‘ponte ideale’ tra i nostri musicisti che operano in questo Paese e gli artisti italiani che all’inizio del XX secolo vennero qui a modernizzare il regno del Siam.

Anche in ambito musicale. Merita infatti d’essere ricordato – tra le prime, ‘storiche’ presenze –  anche un valente compositore-direttore d’orchestra, il M. Alberto Nazzari. Originario di Santa Fiora, luogo di ‘dantesca’ memoria, fu autore di una marcia reale che compose in onore del re Rama VI. La sua musica dovette essere grandemente apprezzata se il sovrano lo ricompensò con un baton di direttore, tempestato di pietre preziose.

Quella di Nazzari fu una vicenda avventurosa e romantica al tempo stesso.

‘Scoperto’ dagli uomini di corte siamese mentre dirigeva la banda musicale al parco del Valentino per Esposizione Universale di Torino del 1911, di lì a poco gli pervenne l’invito di dirigere l’orchestra di quel regno lontano.

A Bangkok la fama di Nazzari crebbe rapidamente. Il futuro si preannunciava prodigo di glorie e onori, se un’epidemia di febbre gialla non avesse precocemente stroncato la sua breve esistenza. Poco si è conservato della sua attività artistica. Con la sua morte il prezioso baton donatogli dal re e la ‘marcia dell’elefante bianco’ composta in suo onore andarono perduti.

MUSICISTI ITALIANI IN THAILANDIAVeri e propri ‘memento’ della sua missione musicale sono la locandina dell’opera ‘La Cavalleria Rusticana’ – che il maestro toscano diresse per le locali Dante Alighieri e Croce Rossa – e il gazebo del parco di Saranrom, dove la sua banda militare allietava gli assolati pomeriggi domenicali.

Vi è ancora chi non si arrende alla scarsità di notizie relative al maestro italiano. La nipote, Adriana Lo Faro, docente a Torino e autrice de La marcia dell’elefante bianco. 1911, da Torino a Bangkok, Ed. Ananke, 2011, non ha abbandonato la speranza di ritrovare, se non l’inestimabile bacchetta, almeno gli spartiti del nonno. E questo è pure nei nostri voti.

Dopo l’epoca di Nazzari, sulla vicenda della musica italiana nel Siam calò il silenzio. È pur vero che nel Paese le marce militari della Seconda Guerra mondiale riecheggiavano quelle della ‘Roma imperiale’, così come l’architettura thailandese dell’epoca riproponeva i canoni razionalisti del Foro Italico di Roma.

Ma non solo. La celebre Santa Lucia divenne l’inno dell’Accademia di Belle Arti di Silpakorn, fondata dallo scultore toscano Corrado Feroci, ancorché il ritmo fu adattato alle cadenze marziali di sul-ma-re luc-ci-ca l’a-stro d’ar-gen-to. Nonostante questi indubbi influssi diversi anni dovettero trascorrere prima che la nostra musica tornasse a manifestarsi.

Scrittore, autore di “Italiani alla corte del Siam”