Musicisti italiani in Thailandia (Parte III)

di Paolo Piazzardi

Enzo Massetti non è stato il solo cantante a lasciare un’affermata ‘band’ italiana per esplorare nuovi orizzonti della musica. Lino Rizzo è un altro autorevole esempio.

Amico fraterno di Paolo Conte, con l’artista piemontese ha condiviso i primi passi della carriera, mantenendo un rapporto d’affetto che il tempo e la distanza non hanno saputo scalfire. E quando da Phuket rientra nella ‘sua’ Casale Monferrato, i due trovano il tempo per una ‘jam session’ in omaggio agli appassionati musicofili, così come per un gelato, rigorosamente ‘al limon’.

Così il foglio cittadino un giorno titolò: “appena arrivato da Phuket, città della Thailandia dove è pianista da vent’anni, Lino Rizzo è stato inserito ‘in extremis’ nel programma del Festival”. Come a dire: una popolarità così grande consente anche un cambio di programma dell’ultima ora. Ma il ricordato album prodotto in Thailandia con il sostegno di Roberto Jotikasthira fa comprendere che il suo ‘estro armonico’ ha conquistato anche la Thailandia.

Nei dialoghi che instaura a distanza con il ‘popolo di Facebook’ egli ama firmarsi ‘Semplicemente Lino’, rivelandosi personaggio poliedrico, non solo in campo musicale. Una volta ‘scoperta’ la Thailandia, se n’è invaghito al punto da non fare più ritorno in patria, anche se la nostalgia gli ha fatto accarezzare questa ipotesi. Del resto il nostro Paese gli ricorda anche vicende non proprio positive. Come i problemi di salute provocatigli da Eternit, per il quale lavorava prima della carriera artistica. I danni causati a molti dipendenti hanno riguardato anche lui.

Ben più gratificante è stata la partecipazione alle edizioni del Festival della Musica Europea a Bangkok, patrocinio dall’Unione Europea e dall’Ambasciata d’Italia. ‘Włoch romantyczny!’ (Italiani romantici) ebbe ad esclamare un diplomatico polacco al termine del suo acclamato ‘recital’.  Il nostro pianista aveva saputo toccare le corde del Paese che aveva dato i natali a Chopin!

Anche per Francesco (Kiko) Pensato il Festival di Bangkok rappresentò il luogo delle sue colte e raffinate sperimentazioni musicali. Studioso di testi religiosi e filosofici – Antico Testamento e Upanisad ‘in primis’ – di queste opere ha saputo fare gli strumenti conoscitivi per penetrare il mistero della musica.

Nato a Roma nel 1959, laureatosi a La Sapienza in Ingegneria del suono, entrò in contatto con le più svariate forme e linguaggi musicali: New Age, Fusione Etnica, Pop, danza e musica latina. Il percorso degli studi compiuti è chiaramente riconoscibile nelle colonne sonore che ha composto per rappresentazioni teatrali, televisive e cinematografiche.

Dopo una parentesi culturale in Sudamerica, nel 2000 si stabilisce in Thailandia, dove inizia la fruttuosa collaborazione con Grammy e Sony Music. Al tempo stesso, in veste di produttore, scopre e lancia talentuosi cantanti thai.

Oggi Kiko Pensato è Console italiano a Phuket. I nostri connazionali che ricorrono alla sua assistenza non sempre sanno di trovarsi in presenza di un raffinato compositore, vincitore di contest in Europa e Giappone, nonchè di uno ‘studioso del creato’, che nel suono ‘vede’ la manifestazione dell’opera divina.  “La musique de Kiko  Pensato n’est pas éuropeene. Elle est universelle!”  dichiarò ammirata Mrs Morgan, della Delegazione Europea in Thailandia, organizzatrice del Festival.

Ma la ‘cifra’ di un artista si può desumere anche dalla sua semplicità. Se l’umiltà non è facile da riscontrare in chi ha conquistato la notorietà, Bruno Brugnano costituisce una rara eccezione.

Gli studi compiuti al prestigioso Guitar Institute of Technology di Los Angeles, e i maestri che ebbe – personaggi del calibro di Scott Henderson, Joe Diorio, Joe Pass, Norman Brown e Filippo Daccò – non l’hanno per nulla reso ‘inarrivabile’.

Quando la gente gli chiede – com’ è naturale che sia per un artista di successo –  della sua attività di compositore, arrangiatore e produttore, i suoi successi sono sintetizzati in poche parole, quasi per timore reverenziale o istintiva timidezza.

Né è dato di conoscere di più sui prestigiosi premi vinti (‘Best Album of the Year’) o sulle case discografiche per le quali ha inciso: Grammy, Sony, Polygram.

Quando capita di riconoscere il suo nome tra i titoli di un film di successo (‘The coffin’, a lungo in testa ai ‘box office’ asiatici) o ascoltare un ‘hit’ del calibro di Beautiful boxer, viene naturale chiedersi se sia davvero lui quella persona semplice di modi, in grado di trasmettere più d’una sensazione: bontà d’animo, generosità, lealtà. Meno una: il desiderio di apparire. E tutto ciò è segno di grandezza.

Scrittore, autore di “Italiani alla corte del Siam”