MODELLI EDUCATIVI ITALIANI IN THAILANDIA

L’approccio Reggio Emilia: che cos’è?

di M. Rita Rosi

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Riconosciuto ed enormemente apprezzato per l’alto livello formativo infantile che provvede, l’approccio educativo Reggio Emilia, avviato da Loris Malaguzzi nel 1945, rappresenta un modello educativo italiano straordinario che proprio per la sua efficienza ha scavalcato i confini nazionali ed Europei per approdare in molti paesi del mondo.

I suoi principi guida sono basati su una visione del bambino molto ricca e ramificata, che lo rispetta come un essere umano pieno di talento, competente, creativo e articolato, capace di costruire con esperienze concrete un proprio percorso di apprendimento in un ambiente dove lui stesso è protagonista e dove la maestra gioca un ruolo critico nel facilitarlo a ‘imparare da solo’, valorizzando così i propri talenti e affrontando le varie discipline non come materie separate in se stesse, ma come interconnesse attraverso il curriculum.

L’ambiente come ‘Terzo Insegnante’

L’approccio Reggio Emilia predilige l’uso dell’ambiente circostante come ‘terzo insegnante’. Nelle classi Reggio molta importanza è data nel pianificare spazi adeguati dai quali i bambini ricevono immensa ispirazione perché facilitano sia l’apprendimento sia il gioco spontaneo e le arti, così da dare ai bimbi ogni opportunità di interagire e compartecipare, e dove il materiale accessibile in ogni momento gioca un ruolo fondamentale nel mantenere alto il loro interesse.

In questi spazi, la luce naturale e il senso estetico giocano un ruolo importante. L’ampio uso di materiali sensoriali naturali come per esempio i tessuti, il legno, i sassi e così via, esortano all’esplorazione e alla scoperta. Gli stessi materiali sono usati nelle classi Reggio per contare, raggruppare, categorizzare e anche per formare numeri, lettere e parole.

Gli spazi esterni (tempo permettendo) sono spesso utilizzati dalle maestre come ‘classi all’aperto’ dove i bambini stanno a stretto contatto con la natura, e dove così imparano a osservare le sue trasformazioni e ad acquisire le prime nozioni di ecologia. Questi spazi aiutano a concretizzare l’idea di vivere in modo semplice e a contatto con la natura, dove si può imparare nel modo più olistico possibile.

Dare forma all’ apprendimento, renderlo visibile.

Bambini Reggio Poesia
Bambini Reggio Poesia

Le insegnanti Reggio sono orgogliose di possedere l’abilità di improvvisare le loro lezioni in riposta agli interessi dei loro pupilli. La completa autonomia delle insegnanti Reggio è evidente nelle loro lezioni che non sono pianificate all’inizio dell’anno scolastico, ma vengono sviluppate attraverso il coinvolgimento in progetti educativi, che nascono dal desiderio del bambino di sviluppare le proprie teorie nella sperimentazione e nell’apprendimento del mondo che lo circonda.

In questo contesto, si viene a creare un ambiente nel quale non si prova timore a fare errori nell’esprimersi o l’ansia di sbagliare nel processo di ricostruire le proprie idee, perché l’immagine che il bambino ha di se stesso è quella di un essere fiducioso che non ha paura di mantenere vivo il proprio interesse andando oltre a ciò che già conosce, verso nuove e stimolanti esperienze.

L’approccio Reggio: un’altra manifestazione dell’eccellenza Italiana.

Avendo chiara nella mente la visione di quanto si potrebbe monetizzare da un approccio così di successo, molti negli ambienti educativi vorrebbero fare del Reggio un marchio di qualità tutto italiano, da esportare.

Tuttavia, il Reggio è un approccio che appartiene unicamente alla città di Reggio Emilia, dalla quale ne prende il nome, e non è una metodologia di per se, in quanto non esistono istituti di formazione professionale che addestrano le maestre a qualificarsi come educatrici Reggio.

Al di fuori del territorio Reggio-Emiliano ogni asilo nido o centro educativo internazionale che desideri implementarne e propagarne la filosofia educativa si autodescrive come ispirato dall’approccio Reggio, e usa un adattamento proprio e specifico che nasce dalla comprensione delle esigenze della comunità nel quale opera. In questo modo, ogni comunità Reggio è diversa, in quanto le esigenze dei suoi studenti, dei genitori, degli insegnanti e della comunità sono differenti.

Ed è proprio in questa flessibilità e adattabilità che la Thailandia può trarre immensa ispirazione nel riformare il proprio antiquato approccio educativo in uno aggiornato, progressivo, equilibrato e ‘amico dei bambini’.

Molti nel campo educativo prescolare ritengono ossessivamente che la predisposizione alla lettura e alla scrittura siano la chiave per un successo garantito, trascurando così di prendere in considerazione altre abilità. Con questo enorme errore di valutazione i bambini che invece sono per esempio più portati all’espressione artistica, si sentono stigmatizzati, inadeguati, vulnerabili e insicuri. 

L’approccio Reggio in Thailandia

Luce
Disegno: Luce

In Thailandia, un centro educativo con diverse ramificazioni e una piccola scuola internazionale, dove ho avuto il privilegio di insegnare per quasi quattro anni, hanno già abbracciato questo approccio progressivo e cooperativo, staccandosi così (per quanto possibile) dalla formula educativa tradizionale thailandese.

Con l’approccio Reggio, ogni giorno un mondo di meraviglia e di sorpresa si spalanca agli occhi dei bambini. Come quando nel contesto del progetto ‘comunità e professioni’ trasformai un angolo della classe in un’officina di riparo biciclette nella quale i bambini, usandone una vera, impararono i nomi dei suoi componenti e anche quello degli attrezzi giocattolo necessari al ‘riparo’ e che poi furono usati per tutta la durata del progetto per stringere bulloni, oliare la catena, gonfiare i copertoni o lustrare I cerchioni. Nello stesso contesto, si imparano anche i rudimenti della sicurezza sia personale, che pedonale.

Fu un’esperienza fantastica che si ripeté molte volte nel corso degli anni con svariati e appassionanti progetti. Senza alcun dubbio, l’approccio educativo Reggio Emilia è stato e rimane a tutt’oggi l’esperienza professionale più bella e più appagante della mia lunga carriera di maestra della prima infanzia.

Ed è con questo spunto di riflessione e un’ultima bella frase di Loris Malaguzzi che concludo questo articolo, scritto con immenso piacere e che dedico a tutti i bambini del mondo: “L’esperienza conferma ancora come i bambini abbiano bisogno di molte libertà. Libertà di indagare, provare, sbagliare, correggere. Di scegliere dove e con chi investire curiosità, intelligenza, emozioni; di apprezzare le infinite risorse delle mani, della vista e dell’udito, delle forme, dei materiali, dei suoni e dei colori; di rendersi conto come la ragione, il pensiero, l’immaginazione creino trame continue tra le cose e muovano e sommuovano il mondo”.