IL MIO VIAGGIO AL BAAN SAN FAN

Storia di un Fan Club italiano che ha comprato 300 galline per un orfanotrofio nel Sud della Thailandia

di Valerio Morini

Valerio Morini e uno dei bambini di Baan San Fan
Valerio Morini e uno dei bambini di Baan San Fan

È successo che una mattina di maggio mi sono svegliato sopra a un albero. Ho guardato fuori e non c’era traccia delle scimmie che avevo sentito spostarsi tra i rami degli alberi abbarbicati nella scoscesa parete di fronte alla capanna.

Sono sceso per la colazione, ho camminato tra le foglie giganti e ho salutato con grande rispetto il ragno nero che stazionava paziente a lato del sentiero fin da quando ero arrivato. Mi sono seduto e ho acceso il cellulare. Nella zona ‘colazione’ la WiFi prendeva e volevo dare un’occhiata a come era proseguita la serie infinita di commenti al mio post di Facebook della sera prima.

L’ultima cosa che avevo scritto era: “Non potrei mai fare una cosa così sfacciatamente egocentrica, ma se qualcuno lo dovesse fare me ne feliciterò”.

Stavo palesemente prendendo per i fondelli i miei amici, lo giuro.

E invece lo hanno fatto.

Era il giorno del mio compleanno e un gruppo di persone che mi segue in tv aveva appena formato il Fan Club che porta il mio nome.

Sono un documentarista che lavora per un canale dedicato alla pesca sportiva e che va in onda su Sky in Italia. Ed ero in Thailandia per realizzare alcune puntate di una mia trasmissione.

Questo Fan Club è nato da uno sfottò e sta continuando a nutrirsi di sfottò fino a oggi, ma mi ha dato l’incredibile possibilità di conoscere delle persone straordinarie, con storie straordinarie e soprattutto di rendere i suoi membri partecipi insieme con me di un’avventura che mi ha cambiato la vita.

Quando sono rientrato in Italia mi sono immediatamente reso conto che la Thailandia mi era rimasta dentro al punto tale di condizionare i miei pensieri e le mie scelte di tutti i giorni.

Ed è stato così che un giorno di novembre ho deciso che sarei dovuto tornare lì per capirci qualcosa in più e per fare un po’ di volontariato in qualche posto che avesse avuto bisogno di una mano.

Ho comprato i biglietti per gennaio e iniziato le ricerche per trovare una struttura che accettasse dei volontari.

Non è stato difficile imbattermi nella pagina web del Baan San Fan, un orfanotrofio (anche se forse è più corretto dire che è una casa/famiglia) nel sud della Thailandia, nella zona di Takua Pa, proprio vicino alla diga di Chew Lan dove ero stato mesi prima.

Gli scrivo e mi rispondono dicendomi che sono il benvenuto.

Ingannare il tempo aspettando la partenza era diventata una tortura. L’unica cosa che potevo fare era lavorare il più possibile per tenermi occupato il cervello e far correre il tempo, ma purtroppo non era sempre possibile e i momenti di pausa forzata arrivavano sempre quando, ad esempio, dovevo spostarmi in auto per molti chilometri.

È stato durante uno di questi spostamenti che le sinapsi del mio encefalo, di solito piuttosto pigro, hanno messo insieme alcune tessere apparentemente scombinate.

Qualche giorno prima un membro del Fan Club aveva sollevato una richiesta che ho considerato decisamente strampalata e inopportuna: aveva scritto un post dove chiedeva se fosse stato possibile realizzare delle magliette del Fan Club con la mia faccia sopra.

Suvvia, non scherziamo.

Ma che razza di strullate (sono toscano) mi venite a chiedere?

L’ho presa per l’ennesima goliardia di questi matti che stavano tutto il giorno a fare le mie caricature.

Però in molti approvavano quest’idea e si dichiaravano disposti all’acquisto.

E così mentre guidavo nel bel mezzo della pianura Padana ho ripensato a quello che era scritto nel sito dell’orfanotrofio: “alleviamo delle galline per poi vendere le uova, ne abbiamo 700 e ce ne servono altre 300 per arrivare a 1000 ed essere a pieno regime con l’attuale pollaio”. Una gallina costava 5 euro, se avessi venduto le maglie a 20 euro avrei potuto comprare 4 galline.

Io potevo metterci 500 euro di mio per fare la stampa, i biglietti li avevo già e quindi potevo provarci.

Così proprio durante quel viaggio ho realizzato un videomessaggio con questa idea.

L’amico Gianluca ha realizzato il disegno con la mia faccia mentre Alex e Giuseppe hanno realizzato il minisito per la vendita delle magliette. Abbiamo fatto un sondaggio sul colore da utilizzare e siamo partiti.

Le magliette vendute per finanziare l'acquisto delle galline
Le magliette vendute per finanziare l’acquisto delle galline

Il 9 Gennaio sono atterrato a Bangkok con 2000 euro in tasca, ricavati dalla vendita di circa 80 magliette più alcuni versamenti spontanei.

È stata una dimostrazione di fiducia immensa e inaspettata, che mi ha tenuto nel filo della commozione per molto tempo.

Perché avevo dichiarato molto chiaramente che avrei portato i soldi personalmente e in contanti e li avrei consegnati ai responsabili dell’orfanotrofio soltanto se avessi visto con i miei occhi che si trattava di una struttura seria e davvero bisognosa.

Ho intrapreso il mio viaggio e ho deciso che lo avrei documentato facendo un filmato con il mio iPhone, come resoconto di come era andata tutta la storia.

Quando sono arrivato, al Baan San Fan non c’era nessuno.

Erano circa la 10.30 ed era tutto aperto e tutto deserto.

Dopo un po’ è apparsa una ragazzina che è arrivata col motorino portando un sacco della spesa e mi ha chiesto se ero un ospite dell’orfanotrofio e alla mia risposta positiva mi ha detto: ”Welcome at Baan San Fan”, mi ha fatto vedere la mia stanza e mi ha detto che avrei dovuto aspettare l’arrivo di mè e pò (di mamma e babbo).

Gai e Sam sono arrivati dopo un paio d’ore. Erano stati a consegnare le uova a un supermarket e a fare la spesa al mercato.

Ho iniziato a parlare con Gai tenendo l’iphone nel taschino della camicia e registrando di nascosto (l’ho fatto davvero) tutto quello che mi diceva con il suo inglese piuttosto complicato.

E mi ha convinto.

Ho visto i suoi occhi e li ho visti sinceri, ho ascoltato questa donna così forte e sorridente mentre mi raccontava la sua storia e immaginava il futuro dei suoi ragazzi.

Dal giorno dello tsunami, il 26 Dicembre 2004, si era presa cura di oltre 80 bambini, mandandoli a scuola e provvedendo a tutto quello che serviva loro.

Alcuni adesso sono all’Università.

Parliamoci chiaro: in quella zona del mondo se vieni abbandonato da bambino, nel migliore dei casi rischi di finire mangiato dalle formiche. Gli altri casi sono potenzialmente tutti peggiori.

Gai e Sam li avevano salvati tutti.

E continuano a farlo tutt’oggi. Con un amore e un sorriso assolutamente pazzeschi.

Ho consegnato a Gai i soldi dei miei ragazzacci e lei ha ordinato le galline.

Nei sette giorni che sono stato lì, ho aiutato Sam nella ripulitura del campo che serviva per la coltura del granturco biologico da dare alle galline e ho cercato di essere utile in tutti i modi possibili.

A questo punto qualcuno potrebbe domandarsi come è stato il mio rapporto con i bambini del centro, ma a questa domanda non risponderò.

È stata un’esperienza troppo personale e tutte le parole che ho cercato per descriverla mi sembrano di una banalità sconcertante.

Ma di tutto questo io ho realizzato un documentario che è visibile qui sotto…

Se siete davvero curiosi di vedere come sono andate le cose, guardate il filmato perché fare video è il mio lavoro e raccontare con una macchina da presa è per me molto più semplice di scrivere.

Per chi volesse sostenere l’orfanotrofio: www.baansanfan.org.

Molto presto tornerò a trovare Gai e Sam e tutti i bambini del Baan San Fan, spero di trovarvi tutti lì a contribuire a questa casa della felicità e a ristabilire un po’ di speranza nell’umanità.