MARIO ZATRI – IL CODICE

di Massimiliano Brancato

ilcodiceDue amici, due diversi percorsi. Il primo decide per la ‘via breve’, la realizzazione dei sogni, l’espatrio felice, il viaggio verso la ‘Terra del sorriso’. Ma nella notte della ragione il confine che separa il sogno dall’incubo è labile. Piero piomba in un incubo più vero del vero (e in realtà si tratta di una storia più che vera), un errore giudiziario come avvengono spesso, in Thailandia come altrove. Ma qua lo stridore col sogno infranto è più acuto, più acuta è la percezione di impotenza, la distanza linguistica e culturale, la necessità di dover cambiare ‘codice’ se si vuole in qualche modo sopravvivere. Una lettura molto più significativa della mera cronaca giudiziaria, un percorso in un’altra Thailandia, vista con occhi di un ‘farang’ costretto a fare i conti con i veri codici thailandesi, senza lo scudo di una comoda distanza, di una rassicurante estraneità compiaciuta e opulenta.

“Le dicerie sulla mitezza dei thailandesi, sulla femminilità delle donne orientali e sul fatalismo degli asiatici sono concetti vuoti, luoghi comuni sempre in agguato che sembrano rivelarti la verità, ma non aiutano molto, perché può accadere esattamente il contrario di quanto ti aspetti”. L’incipit è chiaro, Piero ha sovrapposto i suoi sogni alla realtà, ha dato per autentica l’immagine edulcorata e patinata della Thailandia, ha preso per conoscenza scontata e rassicurante i luoghi comuni più retrivi. “Poi finisce per arrivare il momento in cui commetti l’errore di credere di aver capito abbastanza, una presunzione pericolosa che produce guai incalcolabili”. Una massima che da sola vale l’intero volume, una sorta di monito obbligatorio per chiunque intenda percorrere la ‘via breve’ dell’espatrio felice. E Piero pagherà un prezzo molto alto per questa presunzione.

Lascio al lettore scoprire l’avvincente trama e il dipanarsi dell’‘incubo thai’. Voglio però soffermarmi su un paio di passaggi che reputo particolarmente interessanti. Un primo passaggio riguarda Pattaya e vale la pena citarlo per comprenderne la formidabile esattezza descrittiva: “certe cose costano poco a Pattaya ed il prezzo ne diventa il valore. Da queste parti la cosa veramente di lusso è scolarsi una buona bottiglia di vino insieme ad un amico, una combinazione più unica che rara, in considerazione della difficoltà di trovare il vino buono a prezzo accettabile e della quasi impossibilità di trovare un vero amico”. Due considerazioni: il valore di Pattaya è il prezzo. ‘The extreme city’ altro non è che un enorme carrozzone di contabilità a gettoni, un paradiso ragionieristico, un ipermercato del possibile a prezzi di saldo. Seconda considerazione: ciò che ha veramente valore nella vita non è acquistabile a saldo, quindi non è così facilmente reperibile all’ipermercato Pattaya. Bisogna aver vissuto a lungo a Pattaya e a lungo meditato per giungere a queste conclusioni. Un secondo passaggio riguarda l’altro amico, lo stesso Mario Zatri, l’‘io’ narrante. L’amico che non ha percorso la via breve, colui che non è partito. “Se devo cambiare qualcosa in me, intendo qualcosa che non mi piace, non posso certo prendermela con il lavoro, con l’ambiente, in definitiva con gli altri. Non posso sperare di risolvere tutto andandomene in un paese lontano. Il mio codice mi seguirà sempre”. Che ciascuno segua il proprio ‘codice’ allora, ovunque lo conduca.

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Antropologo, archeologo, geografo. Direttore della rivista “InThailandia”. Residente in Thailandia dal 2002 dove ha approfondito i suoi studi sulle società del sudest asiatico.