L’Ananda Throne

Di Andrea Giovannini

“E’ una bella mattina di maggio, c’e’ il sole, ma non fa’ troppo caldo.  Siamo tutti nella hall del Sukosol hotel pronti per un appuntamento con la Storia.  Un appuntamento che ogni anno si ripete grazie al lavoro della Societa’ Dante Alighieri di Bangkok che puntualmente organizza questo evento.

La partecipazione e’ stata numerosa, il bus e’ pieno, una quarantina di persone di tante nazionalità’ diverse ma tutte accumunate dall’ interesse a scoprire i tesori lasciati dagli architetti, dagli ingegneri e dagli artisti italiani che a inizio del 1900 hanno trasformato Bangkok in una città’ d’ arte con palazzi e monumenti di grande pregio artistico e architettonico.

A cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo il sud est asiatico era prevalentemente sotto il dominio europeo: Francesi in Indocina, Inglesi in Malesia e Birmania e Olandesi in Indonesia; il solo regno del Siam era indipendente grazie a una attenta politica della casa reale, un indipendenza che doveva essere mantenuta dimostrando alle potenze europee di essere un grande paese evoluto e civilizzato e di non aver bisogno di aiuti coloniali.

Il re Rama V lo aveva capito molto bene grazie alla educazione britannica ricevuta da bambino, sapeva che doveva viaggiare, incontrare l’ Europa e prendere esempio e portare ne Siam una ventata di modernità’.

E’ proprio in un viaggio in Europa che arriva a Torino per incontrare re Umberto I di Savoia.   L’ austera bellezza della città’ piemontese lo affascina e la decisione e’ subito presa, vuole architetti Italiani per costruire i palazzi importanti a Bangkok.

Con l’ aiuto del colonnello Gerini, già’ presente in Siam arrivano i torinesi Tamagno e Rigotti, in seguito il fiorentino Feroci e un altro torinese Manfredi e tanti tanti artisti italiani che per decenni lavoreranno a Bangkok portando il genio e l’ arte italiana cosi’ lontano dalla loro patria.  Anche il successivo monarca, Rama VI, continuerà’ a commissionare lavori importanti ad architetti italiani.

La nostra prima tappa e’ proprio un’ opera commissionata da re Rama VI ad Annibale Rigotti nel 1923 : la Government house.

Un bellissimo palazzo in stile gotico veneziano ispirato alla Ca’ d’ oro che si affaccia sul Canal Grande, palazzo completato dallo scultore Corrado Feroci il fondatore della  prima facoltà’ di architettura della Thailandia.

Questa splendida costruzione e’ stata residenza di un importante generale, ma da molti anni e’ diventata la sede del primo ministro.

Grazie alla nostra Ambasciata e alla Societa’ Dante Alighieri abbiamo avuto il permesso di visitarne gli interni.  Preziosi stucchi e colonne di marmo adornano le logge che si affacciano su una meravigliosa scalinata, il soffitto a cupola  e’ finemente dipinto in oro, un vero pezzo di Venezia nel regno del Siam.

Luca De Mori ci fa’ da guida e con dovizia di particolari ci narra la storia straordinaria della costruzione di questo bellissimo palazzo.

Un po’ a malincuore lasciamo questa bellissima villa e cii spostiamo alla Throne Hall.    Un opera che ti lascia senza fiato, un palazzo in marmo di una bellezza architettonica che solo architetti eredi dello Juvarra potevano concepire.

La somiglianza con la Basilica di Superga e’ straordinaria, l’ armonia delle forme ti lascia estasiato.

Tamagno e Rigotti per quest’ opera hanno quasi mandato in bancarotta il regno del Siam che ha speso una fortuna in marmi di Carrara e ori zecchino.

Gli interni sono un tripudio di affreschi, opera del pittore toscano Chini.  L’ affresco piu’ importante, l’ abolizione della schiavitù’ da parte di re Rama V, e’ stampata sulla banconota da 100 baht.

La costruzione di questa opera e’ stata di una difficolta’ estrema, al tempo erano solo risaie, tanta acqua.  Per erigere il palazzo si e’ dovuto gettare un’ isola di cemento sugli acquitrini e costruisci sopra.

E’ veramente un posto suggestivo, se chiudi gli occhi non e’ difficile immaginare le carovane di carri cariche di altre di marmo  che arrivano dal porto, migliaia di operai che lavorano alla costruzione, pittori che affrescano le sale architetti chini sui progetti in un caldo umido soffocante tormentati dalle zanzare: un’ opera immane.

La terza ed ultima tappa del nostro viaggio e’ il Marble temple opera di Manfredi, un bel tempio in stile Thai tutto in marmo bianco.  La luce e’ abbacinante e crea un atmosfera davvero magica.  Nel chiostro vi e’ una collezione di statue del Buddha molto importante, statue che arrivano da tutta l’ Asia in forme e atteggiamenti diversi, ognuno con un suo significato.

Finisce qui il nostro viaggio nel tempo, in un passato che ha visto i nostri connazionali protagonisti nella costruzione di parte questa città’ cosi’ affascinante.   Ce ne torniamo fieri ed orgogliosi di appartenere a un Paese che tanta arte e cultura ha lasciato anche fuori dai propri confini.”