LA TERRA CI GOVERNA?

Il dialogo sull’ambiente nella politica internazionale e nell’Enciclica Laudato si’

di Sandro Calvani, esperto e docente universitario di politiche dello sviluppo sostenibile

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Abiterai la terra

“Laudato si’” sono le prime due parole del Cantico delle Creature scritto da San Francesco. Ho scoperto e apprezzato il Cantico circa 50 anni fa, mentre frequentavo la scuola media. Non era parte dello studio della religione; era invece presentato come il pezzo più antico della letteratura italiana: scritto probabilmente nel 1224, il Cantico ha quasi ottocento anni. Mi piacque molto e forse contribuì a far nascere la mia predilezione per le scienze della natura e della vita, studi che ho scelto all’università e continuato poi per tutta la vita.

Un aspetto curioso che mi ha colpito per la sua unicità tra gli scritti che studiano o celebrano la natura e l’ambiente, unicità rimasta tale ancora oggi, è la preminenza che San Francesco dà alle ‘creature’ inanimate. Infatti nel suo Cantico, che era noto anche come Cantico del Sole, si citano per nome, in ordine di comparsa: il sole, la luna, le stelle, il vento, l’aria, il nuvolo e il sereno, l’acqua, il fuoco e da ultima la Terra.  Dunque tra le ‘creature’ per le quali San Francesco dà lode a Dio, non si menzionano specificamente quelle animate, che ci potremmo aspettare come ovvie compagne del genere umano, gli animali domestici e di sostegno all’agricoltura, come per esempio cavalli e mucche, e nemmeno altre ‘creature’ altrettanto belle e protagoniste del creato, come pesci e uccelli; eppure erano tutte creature con le quali San Francesco aveva un ottimo rapporto d’amore ‘alla pari’, visto che, come testimoniarono i suoi confratelli come San Bonaventura, San Francesco parlava agli animali trattandoli davvero come suoi fratelli. Ma nel Cantico delle Creature, le creature animate sono nominate solo tutte insieme, senza specificarle, con il nome collettivo di ‘creature’. Nel Cantico, la lode di San Francesco sembra dunque voler sottolineare la centralità della parte inanimata della creazione, accomunando in un unico insieme tutti gli elementi costitutivi, come terra, acqua, aria, fuoco, che nei millenni precedenti erano interpretati da culture primitive come espressioni stesse della divinità.

La definizione di San Francesco della madre Terra è altrettanto inusuale: “la nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”. Questa definizione del nostro pianeta, un tutt’uno con quello che contiene, ne delinea le due funzioni essenziali di nutrirci (‘sustenta’) e di governarci. Il riferimento al fatto che la Terra ci governa, insieme ad altri protagonisti dell’ambiente, come il sole, l’aria, l’acqua che rendono possibile la vita umana, rappresenta certo una visione eco-centrica e non antropocentrica dell’insieme del creato. C’è dunque una contraddizione tra questa visione di San Francesco e la cultura ebraico-cristiana che invece affida all’umanità il ruolo e la responsabilità di specie guida del pianeta?  Credo che interrogandoci su questa intuizione di San Francesco possiamo comprendere alcuni fondamenti ‘scomodi’ e troppo spesso tenuti nascosti della questione ambientale moderna e dell’analisi che ne PB_FIG33_upgraded_mediaBLANK_11jan2015fa Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato si’. Sono esse stesse due facce della medesima moneta che si confrontano nel dibattito internazionale per il governo della crisi-opportunità ambientale: da una parte la domanda di risorse e le regole dell’umanità per usarle e dall’altra la disponibilità limitata e le regole della Terra per sopravvivere. Due governi della Terra contrastanti oppure due necessità inseparabili?

Possiamo ritrovare oggi la funzione di governo affidata al pianeta Terra in quei Planetary Boundaries o limiti planetari, che dovrebbero essere il cuore della discussione politica moderna sulla sostenibilità globale dello sviluppo. Ma studiare, capire e rispettare i limiti che la Terra impone per poter continuare a nutrirci non sono affatto componenti prioritarie del dialogo sull’ambiente nella politica internazionale. Le priorità sono altre. Infatti è facile capire come e perché chi governa e chi dovrebbe re-inventare il progresso sia invece condizionato dalle impalcature fondamentali delle economie esistenti e dalle società moderne, dalle fonti energetiche non rinnovabili alle produzioni industriali, dai consumi agli stili di vita della gente. Sono tutti postulati dati per ‘obbligatori’, delle bende sugli occhi che impediscono di vedere la luce di un umanesimo che potrebbe divenire felice se fosse fondato su una collaborazione invece che su uno sfruttamento della Natura. Per questa ragione la ricerca e la sperimentazione di altre forme di economia e società, che rispettino i limiti del pianeta, sono essenziali per garantire un futuro possibile alle prossime generazioni. È questo il sentiero stretto e in salita che Papa Francesco indica ai cristiani nella sua Enciclica Laudato si’.

Esperto e docente universitario di politiche dello sviluppo sostenibile