ITALIANI E SANITÀ IN THAILANDIA

IL TURISTA E IL PENSIONATO IDEALE…

 di Padre Giovanni Contarin

 Carissimi connazionali, sono sicuro che dal titolo di questo articolo vi renderete subito conto della complessità del problema, ma cerchiamo di non nasconderci e affrontare almeno alcuni aspetti di questa realtà onde evitare brutti mal di testa e complicazioni finanziare per familiari, amici e Autorità italiane presenti sul territorio.

Innanzitutto cerchiamo di metterci in testa che in Thailandia non esiste la sanità gratuita come in Europa, o meglio esiste per chi ha cittadinanza thailandese.

È allora opportuno e doveroso, sia per chi viaggia in Thailandia sia per chi va avanti e indietro una o più volte l’anno, acquistare una assicurazione sul viaggio. Questo tipo di assicurazioni (che possono coprire un periodo di un mese, tre mesi, sei mesi o anche un anno) sono assicurazioni su sinistri e incidenti. Quando si stipulano queste polizze assicurative, è bene specificare anche l’eventuale rimpatrio in caso di malattia e morte. Il costo varia da qualche decina fino a qualche centinaio di euro. Il viaggiatore è coperto dalla polizza nel caso in cui emergano imprevisti legati alla salute, per esempio un infarto, un avvelenamento da cibo, una appendicite, un incidente stradale, una caduta in albergo o a casa. È bene inoltre tener presente che non si tratta ovviamente di assicurazioni che coprono malattie preesistenti o stupidaggini come un semplice mal di testa o mal di pancia!

Questo tipo di assicurazione può essere acquistata direttamente tramite l’Agenzia di viaggi presso la quale si prenota il biglietto aereo, oppure online tramite una Agenzia assicurativa, inserendo i dati personali e quelli relativi al viaggio. Non ci sono limiti di età.

Non mi stancherò mai di ripetere che è assolutamente importante avere una assicurazione e essere coperti durante il periodo del viaggio! Molti mi chiedono: “quale?, me ne suggerisca una! E con quali massimali?”. Le più conosciute sono Europe Assistance e Filo Diretto, ma vi assicuro che ce ne sono a centinaia! Mentre centomila euro di massimale è il minimo richiesto per una copertura decente.

Altra domanda che mi sento rivolgere spesso: “Sono un pensionato e vivo in Thailandia. Ho un visto annuale e non voglio tornare in Italia ogni anno. Cosa devo fare?”.  In questo caso, per i pensionati qui residenti che non lavorano, se si tratta di persone sotto i 60 anni è possibile acquistare una assicurazione sulla salute in loco, spendendo circa 1.000 euro all’anno. Questa polizza assicurativa può anche essere estesa fino a 65 anni, se il contratto assicurativo viene firmato prima dei 60 anni. In seguito, dopo i 65 anni, è possibile estenderla con un contratto individuale che però esclude le malattie pregresse e problematiche di salute esistenti.

Per saperne di più, consiglio di visitare il sito: www.aainsure.net, uno dei tanti che si possono trovare su internet. A chi mi chiede di vendergli una assicurazione, io chiarisco sempre che l’ospedale Camillian di Bangkok non offre questo tipo di servizi, ma si limita a curare i malati. Vendere assicurazioni è un business e come tale va trattato: nessuno ti dà niente per niente a questo livello.

CHI È IL PENSIONATO IDEALE CHE VUOLE VIVERE IN THAILANDIA

È un italiano che va dai 65 anni in su, con una pensione di almeno 1.500 euro al mese e una sua casa in Italia, con qualche soldino da parte.

È colui che non vende mai tutto in Italia, conserva almeno un piccolo appartamento, un piccolo posto dove poter vivere l’ultima vecchiaia nel proprio ambiente, nella propria lingua e nella propria cultura.

Il pensionato ideale sa che più diventa vecchio e più diventa vulnerabile, cioè malato, bisognoso di cure e medicinali, e incapace di badare a sé stesso. Ci può essere il vedovo, il divorziato, il single o più raramente la coppia a cui piace “svernare” e “farsi servire” in ambienti tropicali.

Tutte queste persone che cercano una loro libertà. Vogliono cioè uscire da un ambiente che percepiscono come oppressivo punto di vista economico, logistico ambientale e sociale.

Insomma, è il pensionato che non si iscrive all’AIRE, che ritorna in Italia almeno una volta all’anno per un paio di mesi, all’inizio della stagione estiva, sia per gli opportuni controlli sanitari sia per sistemare altre questioni a impegni economici, commerciali, e legali. È il pensionato che torna per incontrare amici e parenti, magari facendosi accompagnare da una compagna o moglie thailandese, che nel frattempo impara un po’ di lingua, un po’ delle nostre tradizioni, e impara a fare da mangiare all’italiana. È il pensionato che in Thailandia vive in affitto o investe un minimo di qualche decina di migliaia di euro per acquistare qualcosa fuori dei centri urbani e turistici, o nelle provincie di provenienza del proprio partner, ma che non si mischia mai con le famiglie di provenienza delle compagne e/o mogli. È il pensionato che preferibilmente compra un appartamento che intesta a sé stesso e che è più facile e meno costoso da gestire.

Per i pensionati che hanno meno di 1.500 euro al mese di pensione e che devono decidere in base alle loro esigenze e al loro stile di vita quanto tempo all’anno vivere in Thailandia, in genere il periodo ideale è di circa sei mesi all’anno, considerando che il risparmio del riscaldamento invernale può essere usato per il viaggio e l’assicurazione. Ovviamente, qualche soldino da parte può certamente aiutare a vivere con un livello più alto, permettendosi di mangiare fuori, usare la lavanderia e qualche drink in più.

Ma quanti pensionati decidono di venire in Thailandia senza prendersi il rischio di ciò che potrebbe succedere, lasciandosi trasportare dai sentimenti e lasciandosi ingannare dagli “specchi per le allodole”, cioè da tutte quelle false apparenze che incontrano nel contesto socio-culturale thailandese. Purtroppo sono parecchi! Chi come me lavora in una istituzione sanitaria e assistenziale, chi lavora alla sezione consolare dell’Ambasciata italiana, chi per altre ragioni conosce che cosa succede in questo paese conosce quanto grande sia il numero delle situazioni tristi e delle problematiche che questo tipo di italiani innescano quando succede un incidente, una morte improvvisa, una ruberia, un’azione criminale nella quale si viene coinvolti. Teniamo presente molto bene che siamo sempre “fuori casa” ed è più difficile gestire le situazioni difficili!

QUANTO COSTA LA SANITÀ PRIVATA IN THAILANDIA

Il costo ospedaliero (parliamo di dati approssimativi per ospedali privati di media grandezza) per un ricoverato in ICU (unità cure intensive) è di circa 1.200 euro al giorno.

Il costo di un intervento di angiografia plastica è di 11.000 euro, con tre giorni di degenza.

Il costo di un ricoverato per problemi di medicina generale è di 230 euro al giorno.

Il costo di un intervento di chirurgia generale è di circa 3.500 euro, con 5 giorni di degenza.

Il costo di un intervento di ortopedia (schiena o fratture gravi) o di neurochirurgia è di 2.300 euro circa, senza la degenza.

Il costo di rimpatrio in Italia di un malato con respiratore in barella accompagnato da personale medico è di 17.000 euro circa.

Il costo di rimpatrio in Italia con problematiche di ortopedia e accompagnatore in business class è di 4.500 euro.

International Senior Consultant – Marketing, communication and Business development. MD in Siam Trade Development Co., Ltd.
Bangkok, Thailand