INTERVISTA A SUOR ESTERINA, MISSIONARIA IN THAILANDIA DAL 1949!

di Padre Giovanni Contarin

Suor EsterinaEsterina Prando, che porta con disinvoltura i suoi 94 anni, è nata il 5 agosto 1921 a Lozzo Atestino (‘Lozo Atestin’ nel dialetto veneto), un paese in Provincia di Padova, incastonato come una gemma nel parco regionale dei Colli Euganei. Suor Esterina opera nella comunità delle suore salesiane di Sampran, a circa 60 km da Bangkok. Con l’autorità conferitale dalla sua bella età, continua a dedicarsi alla preghiera e alle consuete attività della comunità religiosa, dopo che per oltre 15 anni aveva prestato assistenza alle consorelle anziane e ammalate.

La storia di Suor Esterina in Thailandia prende inizio al porto di Marsiglia, dove nel 1949 si imbarca su una nave ‘nuovissima e bellissima‘, come la missionaria salesiana ricorda con stupore ancor oggi, quasi fosse partita per una crociera extra-lusso e non per una missione di solidarietà.  Compagna del lungo viaggio è la consorella infermiera Teresina Larghi, deceduta nel 2004 all’età di 90 anni.

La nave approda al porto di Bangkok il 21 novembre 1949. Era un lunedì, simbolico giorno d’inizio dell’opera di Suor Esterina in questo remoto paese. La sfida che l’aspetta è grande, anche se in Italia Suor Esterina aveva già dato prova delle sue capacità: 5 anni di servizio come maestra d’asilo nelle strutture assistenziali della Marzotto a Valdagno, in provincia di Vicenza. Lì aveva vissuto tra le macerie dell’Italia della Seconda Guerra Mondiale. La decisione di partire come missionaria, in un paese a quasi novemila chilometri di distanza, aveva fatto premio sui legami d’affetto per la famiglia e l’amato Lozo Atestin, ideale luogo di villeggiatura dei patrizi della Serenissima.

Nel destino di Suor Esterina c’erano tuttavia altre sfide da superare, a cominciare dalla lingua del paese che l’aveva accolta. Per riuscire a parlare il thailandese perfettamente, lei non andò mai a scuola: non ne avrebbe avuto il tempo. Le fu sufficiente vivere a fianco delle consorelle thailandesi e far pratica negli ambienti assistenziali e di formazione. Non pochi sono i centri che hanno visto la sua presenza o la sua guida. Appena giunta in Thailandia, fu inviata nella comunità di Bang Nok Khweak in provincia di Ratchaburi. E poi Banpong, Huamak, Saladeng, Sampran.

Fin dall’inizio si era distinta per il grande impegno nei programmi di protezione delle giovani, in particolare delle ragazze chiamate a prestare servizio come badanti nelle famiglie dell’alta società, segnatamente nella capitale Bangkok. Poi è stata educatrice delle suore postulanti. Infine, a coronamento di una vita spesa per gli altri, ispettrice per 6 anni della congregazione salesiana in Thailandia.

Ora vive a Sampran, dove le suore salesiane hanno una scuola che educa migliaia di studenti, una boarding school per una trentina di ragazze indigenti, un centro di istruzione per una quarantina di ragazze non vedenti e uno spazio di socialità per un piccolo gruppo di suore anziane.

La Thailandia di Suor Esterina? Un’altra rispetto a quella che conosciamo oggi.

Bangkok si presentava – nel giorno del suo arrivo –  come “un grande villaggio, con canali, fitta vegetazione e modeste abitazioni di legno a schiera sull’acqua. Le stradine erano polverose, attraversate da tricicli a pedale o vecchi autobus dai sedili di ferro, unici mezzi di trasporto. Per la verità c’era anche il treno per andare a Ban Pong e Hua Hin. Lo usava addirittura il re a quei tempi!”.

Nel 1955 suor Esterina ricorda di aver offerto un canestro di fiori alla regina, al suo arrivo alla stazione di Hua Hin.

“Sirikit? Una donna bellissima… Ma erano le barche che mi facevano un po’ ricordare l’aria di casa mia, quella delle barchesse del Brenta e di Villa Correr. Certo i passeggeri erano un po’ diversi: donne e uomini con la bocca rossastra e i denti impregnati di Betel, che oggi non si vedono quasi più”.

Suor Esterina non nasconde la pena che provava per le donne in quello stato. E poi tanti mercati sull’acqua – allora la regola, oggi un’escursione turistica – per la vendita e lo scambio di prodotti della terra.

“La gente non aveva frigoriferi, cantine, o altri luoghi per la conservazione del cibo. Si comperava il necessario ogni giorno e lo si consumava con semplicità: riso, verdure, carne di maiale. E tanti peperoncini e salse di pesce per condire… Ho visto tantissime anitre e per lungo tempo io e le mie consorelle ci cibavamo delle loro uova.  Allora si mangiavano quelle d’anitra, solo più tardi siamo passate alle uova di gallina”.

E che dire – si fa per dire – dei bagni?

“Bisognava arrangiarsi con una brocca d’acqua e il guscio di una noce di cocco! Anche la luce elettrica è arrivata parecchi anni dopo. E qualche lampadina soltanto, niente più”.

Suor Esterina è stata testimone diretta dei grandi cambiamenti della Thailandia e della società thailandese. Negli anni Settanta vide arrivare i Cinesi, venditori ambulanti, che in breve tempo aprivano un piccolo shop-house e in pochi anni crescevano a vista d’occhio… Gli stessi che oggi hanno industrie e palazzi.

Ha seguito – ne parla con ammirato stupore –  i progressi del regno, grazie all’opera di re Bumiphol, sia nell’agricoltura che nell’ industria.

“Un re infaticabile – questa la testimonianza della nostra religiosa – attento come un padre ai bisogni della gente, lungimirante nei suoi piani di sviluppo dei villaggi con nuovi sistemi di irrigazione. Nonostante l’autorità di ‘padre spirituale’ – o Khun Pho –  della Nazione, ha concesso la libertà di religione, creando le basi per assicurare l’educazione, il lavoro e la sanità a tutti i suoi sudditi. Un sovrano che ha anche saputo dare un’identità alle comunità tribali e ai nomadi delle montagne, sottraendoli a un’economia di traffici illeciti. Ho visto i progetti reali alternativi alla coltivazione del papavero e della droga. Ho visto il contrasto al Comunismo, che ha dato vita a una Thailandia libera e aperta al mondo”.

Suor Esterina durante la cerimonia di consegna del Cavalierato della Stella della SolidarietàQuando le chiediamo che idea si è fatta della gente e della cultura di questo Paese, la sua risposta è profonda.

“I Thailandesi sono sempre stati gentili ed educati con me. Sapete, le suore straniere sono sempre state viste come degli esemplari rari. Non c’era l’abitudine di vedere un caucasico. E anche oggi, nonostante il turismo e la moderna Bangkok multietnica, noi farang che parliamo thai, siamo come mosche bianche all’interno di questa società. Qui, lei sa bene, la cultura è una forma, non la realtà”.

Lasciamo ai lettori questo pensiero e l’invito a una riflessione. Ci aiuterà a comprendere meglio i Thailandesi e questo Paese, dove viviamo anche noi.

Salutiamo con affetto Suor Esterina, con l’augurio di altri cento anni di felicità.