INTERVISTA A FRITS VAN GRIENSVEN

di Simone Cattaneo

INTERVISTA A FRITS VAN GRIENSVEN
Frits van Griensven

Frits van Griensven, ricercatore sull’HIV e consulente della Croce Rossa Thailandese, ci ha aiutato a comprendere più a fondo un problema che in questi giorni sta emergendo in termini allarmanti. Si tratta della diffusione dell’HIV all’interno di un particolare gruppo di persone: quello degli MSM.

Potrebbe cortesemente spiegarci a cosa si riferisce il termine MSM?

L’espressione MSM significa men who have sex with men (uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini). Questa formula è stata adottata per evitare l’uso della parola ‘omosessuale’, che nella vecchia terminologia medica era il termine usato per definire il comportamento omosessuale inteso come malattia. Per questa ragione, molti tra gli individui che appartengono al gruppo degli MSM, non vogliono definirsi come omosessuali o identificarsi come ‘uomini normali’, indipendentemente dal fatto che durante il rapporto sessuale svolgano il ruolo di partner passivo o attivo.

Al fine di identificare tutte queste persone e al tempo stesso di evitare effetti di stigmatizzazione implicati dalla parola ‘omosessuale’ è stato dunque adottato il termine MSM. Al giorno d’oggi, questa è diventata la parola comunemente usata per riferirsi a tutti gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, a prescindere dal fatto che essi si definiscano gay oppure no e indipendentemente dal fatto che si esprimano in termini mascolini o effeminati.

Sarebbe corretto riferirsi a questo gruppo di persone con il termine ‘comunità gay’?

Sebbene meno precisa, l’espressione ‘comunità gay’ è ad ogni modo un buon termine per definire questo gruppo di persone.

Quali sono le principali differenze riguardanti la diffusione del virus HIV tra gli MSM e la diffusione del virus nelle altre categorie a rischio?

La differenza principale è che tra gli uomini e le donne eterosessuali, in Thailandia come nel resto del mondo, la diffusione dell’HIV è più o meno controllata. Al contrario, negli MSM la trasmissione del virus è in continua crescita e determina in molte aree del mondo un indiscutibile aumento nella diffusione della malattia. Nella fattispecie, questo fenomeno interessa le aree urbane dell’Asia orientale come ad esempio Yangon, Bangkok, Jakarta, Bali, Ho Chi Min, Hanoi e Manila. Lo stesso si verifica in tutte le zone economicamente più sviluppate nonché in tutte le grandi città della Cina e anche in Taiwan.

Come si sottolinea in un articolo apparso sul Bangkok Post il 12 ottobre scorso a proposito di questo argomento, la Thailandia è stata comunemente considerata una storia di successo nella lotta all’AIDS. Perché questo paese sta ora fronteggiando una situazione d’emergenza in relazione alla diffusione del virus all’interno di questo specifico gruppo di persone?

La Thailandia ha saputo controllare con successo la diffusione dell’HIV tra gli eterosessuali, sebbene persistano nuclei di sieropositività tra le sex worker e tra i tossicodipendenti che fanno uso di droghe somministrate per endovena. Ad ogni modo, le Autorità thailandesi competenti hanno fallito nel riconoscere opportunamente il problema e nel focalizzare con tempismo la giusta attenzione sulla crescente diffusione del contagio del virus HIV tra gli MSM e tra le persone transessuali del paese. E queste persone non sono sex worker, ma sono persone normali che non hanno come fattore di rischio aggiuntivo la prestazione sessuale a pagamento. Sfortunatamente, un’epidemia può essere controllata solo all’inizio. Ci si sarebbe dovuti muovere prima. È invece servito decisamente troppo tempo per le Autorità coinvolte nel focalizzarsi e nell’organizzare e ridistribuire le risorse a disposizione. Nel tempo in cui questo è stato fatto, l’infezione era già fuori controllo. Ora ci troviamo di fronte a un quarto o addirittura a un terzo degli MSM in Bangkok già contagiato dall’HIV. Quello che possiamo fare a questo punto è un ulteriore controllo del danno, ma non siamo più in grado di fermare l’epidemia.

o-SOUTH-GAY-facebookQuel è il dato più allarmante sull’aumento delle infezioni tra gli MSM?

Il dato più preoccupante è la diffusione del virus HIV tra i giovani MSM. Ragazzi al di sotto dei 21 anni di età sono sempre più attivi dal punto di vista sessuale rispetto agli anni precedenti. In alcune cliniche nelle quali si effettua il test HIV, più del 10% di questi ragazzi ogni anno sono diagnosticati sieropositivi. Questa è una situazione alquanto seria. Direi un disastro dal punto di vista sanitario.

Come stanno affrontando il problema le Autorità thailandesi?

Hanno fatto dei considerevoli progressi nell’affrontare il problema e stanno attuando senza dubbio il giusto programma. Ci sono sicuramente delle ottime intenzioni nel Ministero della Sanità Pubblica e le persone coinvolte si stanno dando da fare con molto impegno. Tuttavia, in questa situazione di crisi non è un atteggiamento utile quello di cercare di dare la colpa a qualcuno o quello di puntare il dito verso i responsabili che hanno portato a questa situazione, su come ci siamo arrivati e su cosa si sarebbe dovuto fare diversamente. Bisogna guardare avanti e usare le nostre energie in modo positivo, limitando il numero delle nuove infezioni e fornendo appropriate cure a quelli già contagiati.

Secondo lei cosa si dovrebbe fare per ridurre la diffusione delle infezioni tra gli MSM?

Con le nuove medicine (ARV) per il trattamento dell’HIV che attualmente sono in commercio, la maggior parte delle persone infette da questo virus possono vivere delle vite normali, nelle quali non si ammaleranno o moriranno più.  Pertanto, il numero delle persone sieropositive sarà solamente destinato ad aumentare nel futuro. Abbiamo medicine che possono prevenire la trasmissione del virus, ma non siamo in possesso delle infrastrutture per la distribuzione e per il monitoraggio del loro utilizzo. Inoltre, queste medicine sono costose, potrebbero avere degli effetti collaterali e provocare resistenze se non prese costantemente. Sebbene questo aiuterà solo in parte, noi dovremo essere capaci di trarne il massimo beneficio. Al momento infatti non stiamo usando queste opzioni al massimo delle loro potenzialità. La soluzione finale dovrà comunque essere un vaccino di prevenzione. Servirà tempo, magari anche 5 o 10 anni da adesso, ma arriverà. Di questo sono fiducioso.