INTERVISTA A FILIPPO CINTI

di Massimiliano Brancato

16 settembre 2014

Filippo Cinti
Filippo Cinti

Filippo Cinti, anni 37, campione del mondo WPMF 2005, campione europeo professionisti WKN 2004, in Thailandia dal 2003. Uno dei più noti fighter italiani, attualmente ritirato dal mondo agonistico, ma ancora attivo come allenatore e manager di atleti professionisti tra cui Sudsakorn Klinmee, tre volte campione del mondo, uno dei più noti fighter thailandesi.

Filippo, tu che hai una grande esperienza, come vedi il mondo thailandese?

È sempre un paese piacevole, ma se devo essere sincero in questi ultimi anni mi sembra molto cambiato. In particolare il costo della vita è aumentato e la gente sembra più stressata e appiattita su valori occidentali, almeno questa è la mia percezione qua a Pattaya dove vivo. È comunque ancora possibile incontrare persone sorridenti e il clima resta sempre un fattore piacevole.

Che o chi ti ha fatto avvicinare al mondo della Muay Thai?

Nel 2001 Carlo Barbuto, il mio istruttore di Thai Boxe a Torino, ha proposto a me e un altro mio collega, Patrick Carta, di andare a praticare la vera Muay Thai direttamente in Thailandia. Ho quindi avuto modo di scoprire un nuovo mondo e una nuova cultura sia nello sport sia nella vita. Nel 2003 ho subìto un infortunio in un match del campionato del mondo a Belfast, che mi ha tenuto fuori dall’attività agonistica per qualche mese. Durante il periodo di convalescenza ho maturato l’idea di trasferirmi almeno per un certo periodo in Thailandia.

Che difficoltà hai incontrato nell’inserimento nel mondo thailandese?

All’inizio è stata dura. Mi sentivo solo, lontano dalla mia famiglia, ma col tempo mi hanno fatto sentire più a mio agio nel camp Pechrungruang dove mi allenavo, dove ho potuto sviluppare amicizie e fare un’esperienza che senz’altro non avrei potuto maturare in Italia.

Cosa collega la Muay Thai ai valori thailandesi?

In Thailandia la Muay Thai è lo sport nazionale e il più popolare. È anche spesso un’opportunità di lavoro e di successo, un po’ come il calcio da noi. La Muay Thai è uno sport visibilmente violento, ma che in realtà si fonda anche sul rispetto reciproco dei fighter. Ad esempio fa parte del rituale thailandese iniziare il combattimento con una danza composta da due fasi: la prima è il wai kru (omaggio al maestro) e la seconda è il ram muay, una vera e propria danza propiziatoria per scacciare gli spiriti maligni. La Muay Thai è uno sport che mette insieme violenza fisica, grazia e rispetto. C’è anche un forte legame tra la Muay Thai e la società thailandese. Il successo internazionale di questo sport ha inoltre evidenziato negli ultimi anni l’effetto ‘show’ e ha aperto molte opportunità di lavoro e di successo all’estero per gli atleti thailandesi.

Hai qualche consiglio per gli atleti italiani che intendono perfezionarsi in Thailandia?

Sinceramente è molto importante individuare il camp più serio, evitando quelli più orientati al mero business e che spesso all’effettivo impegno preferiscono un allenamento standard, senza un programma completo, pensando prevalentemente all’aspetto economico.

Voglio approfittare per mandare un saluto a tutti i fan della Muay Thai con il mio motto ‘train hard, fight easy’.

Antropologo, archeologo, geografo. Direttore della rivista “InThailandia”. Residente in Thailandia dal 2002 dove ha approfondito i suoi studi sulle società del sudest asiatico.