HIV/AIDS in Thailandia. Rischi evitabili e pregiudizi da rivedere

Una breve sintesi sulla natura del virus e sulla sua trasmissione

di Padre Giovanni Contarin

Padre Giovanni e una delle bambine curate dal Centro Camilliano di Rayong, nel quale attualmente vive e studiaQuanti italiani mi chiedono in continuazione: “in Thailandia esiste l’AIDS?”, “Come possiamo riconoscere chi ce l’ha?”, “Quali sono i sintomi e le forme in cui il virus si manifesta sul corpo di chi ha l’AIDS?” e molte altre domande simili. La risposta può essere lunga e perfino infinita. Già dalle domande molte volte io capisco l’ignoranza e i pregiudizi che purtroppo sono presenti in moltissimi italiani, residenti e turisti. Non dobbiamo lasciarci prendere dal panico o dalla leggerezza ma capire di che cosa si tratta.

Innanzitutto dobbiamo parlare del virus HIV, un virus che è comparso nella vita dell’uomo nel corso del ventesimo secolo e che molto probabilmente è sfuggito ai ricercatori durante le ricerche del vaccino per la Polio usando i reni delle scimmie nell’ex-Congo belga. Il virus HIV una volta entrato in contatto con l’essere umano vive replicandosi nel sangue, consumando le cellule di tipo T, quelle che regolamentano il sistema immunologico. Il virus si tramette attraverso il sangue infetto che entra in contatto con il sangue di un individuo non infetto. Successivamente, in pochi anni, il virus, che si riproduce in continuazione nel sistema sanguigno, riduce le capacità del corpo di difendersi da germi, batteri e virus patogeni. L’arco temporale di questa azione distruttiva va dai 3 ai 10 anni. In poche parole è come se l’ombrello che usiamo per proteggerci dalla pioggia si riempisse di buchi finché ne restano solo le stecche di ferro! Quando il sistema immunologico non riesce a difendersi dagli attacchi inizia la cosiddetta situazione di AIDS (ovvero sindrome da immunodeficienza acquisita), che si aggrava con il passare del tempo, manifestandosi in vari modi sul fisico degli individui infetti: la pelle si imbruttisce, il peso diminuisce, la debolezza si fa avanti, l’incapacità di mangiare sopraggiunge. A ciò si aggiunge presenza di diarree, complicazioni polmonari, problemi di infezioni fungali etc. È quindi necessario fermare la replicazione del virus HIV nel sangue per dare al corpo la possibilità di mantenere il suo sistema immunologico. Grazie a Dio, fin dagli anni Novanta è stato scoperto il modo di fermare la replicazione di questo virus, con l’uso di una serie di farmaci che vanno presi in cocktail tutti i giorni per tutta la vita. Questi medicinali si chiamano antiretrovirali (ARV) e devono essere usati esclusivamente su indicazioni mediche seguendo dei protocolli specifici.

Quindi è del virus HIV che dobbiamo preoccuparci, non dell’AIDS! E il virus HIV non è assolutamente visibile all’occhio umano. Per vederlo ci vuole un microscopio elettronico.

C’è da chiedersi quindi come possa trasmettersi questo invisibile virus che vive nel sangue. La risposta è appunto attraverso il sangue. Cerchiamo dunque di capire meglio: il sangue può passare da un individuo all’altro attraverso una trasfusione, attraverso il contatto tra due ferite aperte oppure attraverso lo scambio di sangue per mezzo di siringhe o aghi infettati. E fin qui tutto fila liscio. Sappiamo che dobbiamo analizzare il sangue prima di una trasfusione, mettersi i guanti prima di toccare una ferita e ovviamente non scambiare siringhe e usare aghi infettati.

Ma che storia è quindi che il virus HIV si trasmette nel rapporto sessuale? Tutte le volte infatti che abbiamo un rapporto sessuale provochiamo delle rotture di micro vasi sanguigni in entrambi gli organi sessuali ed è lì che avviene principalmente la trasmissione del virus. Credetemi, tutto ciò in situazioni normali non avviene così facilmente, anche per quanto riguarda coppie con vita sessuale attiva.

Una delle bambine curate dal Centro Camilliano di Rayong, nel quale attualmente vive e studiaQui sta il punto dolente! Nei nostri giorni e nelle società in cui viviamo spesso avviene quello che non dovrebbe succedere, ovvero che si esca dalla normalità! In tutti questi casi la trasmissione del virus si verifica con maggiore frequenza. Ecco una serie di esempi:

– quando il rapporto sessuale è di tipo anale, sia con uomini sia con donne. In questi casi la penetrazione risulta più faticosa e crea con maggiore facilità quelle lacerazioni dei piccoli vasi sanguigni attraverso le quali si trasmette il virus.

– quando il rapporto sessuale avviene in presenza di malattie a trasmissione sessuale (malattie veneree come candida vaginale, herpes genitale, clamidia, sifilide, papilloma virus, virus C etc…).

– quando il rapporto sessuale coinvolge giovani ragazze vergini.

– in generale, nei casi di abuso sessuale o quando la donna è costretta al rapporto.

– quando si ha un rapporto con individui dei quali non si conoscono la storia e le abitudini sessuali.

– quando il rapporto sessuale interessa diversi partner, anche di diverse nazionalità e razze a distanza di migliaia di chilometri. In questi casi, l’impossibilità di contenere la diffusione della malattia anche da un punto di vista geografico determina un aumento esponenziale dei contagi.

– quando durante il rapporto sessuale si usano strumenti erotici strani o in presenza di piercing.

Ci sono altri fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio di trasmissione del virus come ad esempio la presenza del sangue mestruale o una differenza notevole di grandezza fisica dell’organo sessuale maschile e femminile. Da notare inoltre che per via della conformazione dell’organo sessuale, le donne sono più propense a venir infettate rispetto agli uomini.

Ecco, in tutte le situazioni sopra elencate il rischio aumenta perché aumenta la presenza di sangue, alla quale si aggiungono le secrezioni vaginali e lo sperma.

Al contrario, in situazioni normali, chi è portatore di HIV (sieropositivo) ed è in cura con farmaci antiretrovirali, ha una carica virale bassa, ovvero una presenza così bassa di HIV nel sangue da non permettere la trasmissione del virus al partner.

Il preservativo, o condom, scoperto sin dai tempi dei romani e oggi prodotto con lattice o materiale sintetico, crea una barriera durante il rapporto sessuale proteggendo entrambi i partner da trasmissioni di malattie veneree: HIV e altre schifezze a noi ancora sconosciute. L’uso del presevativo evita anche la possibilità di una gravidanza ed è quindi chiamato anche contraccettivo. Anche i lubrificanti specifici, usati sia con sia senza il preservativo, possono aiutare a rendere il rapporto sessuale più sicuro.

5535659_origUn’altra modalità di trasmissione del virus e quella cosiddetta ‘verticale’. In questo caso, la trasmissione del virus avviene dalla madre al neonato sin dal grembo materno e durante il parto. In situazioni normali il 30% dei bambini nascono sieropositivi da madri sieropositive. Se la madre è in cura antiretrovirale, il parto si fa con il cesario e non vengono allattati i neonati praticamente non esiste la possibilità della trasmissione del virus HIV e i bambini nascono sani.

Ora possiamo chiederci: “noi in quale categoria ci troviamo? Siamo fedeli a un solo partner di cui conosciamo le abitudini e la storia sessuale? Siamo soliti a intrattenerci anche con altri partner con i quali facciamo pure sesso? O addirittura ce ne freghiamo e facciamo tutto quello che ci pare quando ci capita? O peggio ancora paghiamo affinché durante rapporto sessuale il non si faccia uso del preservativo?


HIV/AIDS. La situazione in Thailandia e in Italia:

– Al momento si calcola che in Thailandia ci siano circa 438.629 persone sieropositive, cioè portatrici di virus HIV. In Italia ci sono 157.000 casi.

– In Thailandia, si ritiene che il numero delle nuove infezioni per anno sia di 7.695 unità. In Italia sono circa 4.000.

– In Thailandia, i sieropositivi in trattamento antiretrovirale sono circa 246.049, mentre quelli senza cure ammonterebbero a circa 200.000. In Italia, i sieropositivi in trattamento ARV sono circa 23.000.


Attivita’ Camilliane  

Il Centro Camilliano di Rayong, aperto nel 1995 da Padre Giovanni Contarin, ha sviluppato programmi di cura, prevenzione e reintegrazione per bambini e adulti affetti da HIV/AIDS nella regione Sud-Est della Thailandia, che comprende 9 provincie. Il Centro ha quattro sedi nella provincia di Rayong.

In questi vent’anni sono stati ospitati 156 bambini orfani in AIDS, di cui 82 reintegrati. La ragazza più longeva ha oggi 28 anni. I bambini morti soprattutto nei primi anni sono sati 13. Al momento nei vari progetti ci sono 61 bambini. Nelle stesse strutture, sono inoltre stati ospitati circa 2.111 adulti abbandonati e malati di AIDS, dei quali 842 sono morti e gli altri reintegrati. Al momento nei reparti di cure palliative ci sono 87 pazienti.

Sono stati anche formate più di 60 associazioni di sieropositivi per un totale di 14.000 membri nella regione Sud-Est Thailandia.

I programmi di prevenzione e protezione dal virus HIV sono stati sviluppati nella provincia di Rayong, nelle scuole, nelle fabbriche e nei vari distretti della provincia. C’è un team di diverse persone impegnate a tempo pieno nel campo della prevenzione. Molti dei training vengono svolti al Centro Camilliano con la partecipazione dei bambini e dei malati.