Daniele, l’uomo d’oro

I miracoli di Daniele

di Luca Silvestrini

Parla un toscano fluente, ingentilito da un pizzico di autoironia, quando, per esempio, racconta dei suoi trionfi. Sì perché Daniele Ferri, 33 anni, nato a Viareggio e cresciuto a Prato, ha compiuto il miracolo di far vincere una medaglia d’oro alla squadra femminile di pallanuoto thailandese. Ha celebrato il trionfo sfilando insieme alle ragazze su un pullman per le vie di Bangkok. È diventato popolarissimo: decine di interviste televisive, articoli sui quotidiani, migliaia di like (99,9 per cento di ragazze) sulla sua pagina Facebook. Del resto, l’impresa era ritenuta impossibile, inimmaginabile: le giocatrici di waterpolo erano considerate, dalla stessa federazione nuoto thai, simpatiche e volenterose ma incapaci di imporsi. Questo prima che arrivasse Ferri. Al quale piace più vincere che partecipare.
Daniele ha iniziato a giocare a pallanuoto a 11 anni nella Futura Nuoto Prato. A 17 anni ha subito un intervento chirurgico che l’ha tenuto lontano dalla vasca per un anno. “Poi ho giocato ancora nel Prato e nel Viareggio”, racconta Ferri. “Ma mi sono reso conto che non potevo competere ad alti livelli, proprio per via di quella operazione alla gamba. Ho smesso. E quasi per caso mentre studiavo all’Università (ha una laurea in management economico e sportivo) ho allenato una squadra di Firenze, la Sestese. Mi piaceva, certo. Ma non avrei mai pensato di fare l’allenatore di professione… La vita è davvero strana, curiosa…”.
Il cambiamento è iniziato in Georgia. Nicoloz Asatiani (ex portiere della nazionale georgiana) che l’ospitava dice a Ferri che la Thailandia cercava un allenatore per la nazionale femminile di pallanuoto. L’idea, la sfida, l’intrigava. Nel 2013 è venuto in Thailandia per una vacanza. “Ne ho approfittato per incontrare un dirigente della federazione nuoto, che mi ha fatto subito l’offerta: diventare il nuovo allenatore della nazionale”.
Ferri ha accettato e si è messo subito al lavoro. “Ce n’era (e ce n’è ancora) tanto da fare. Abbiamo selezionato una ventina di giocatrici, dai 15 ai 22 anni, tutte studentesse, solo una ha un lavoro. Le ho allenate tutti i giorni per 5 o sei ore. Sono andato alla ricerca di sponsor, mi sono occupato delle trasferte perché le ragazze crescono solo se incontrano avversarie più forti”, dice Ferri, che ha imposto una ferrea disciplina. Le giocatrici devono firmare un contratto che prevede sanzioni per comportamenti non ammessi, per esempio multe per chi arriva in ritardo agli allenamenti. Chi sgarra, mugugna, tenta di incrinare la leadership dell’allenatore è stato allontanato. Con qualche rimpianto. “Sì ho dovuto rinunciare a qualche giocatrice davvero brava. La pallanuoto è un gioco molto fisico. Le atlete devono essere forti e robuste. Ma le ragazze thailandesi non sono così. Allora le chiavi per costruire una squadra vincente sono un’ottima capacità di nuoto, grande velocità e soprattutto un granitico spirito di gruppo. Ognuna deve lavorare per la squadra, sacrificarsi per le altre. Ho allontanato le ragazze che incrinavano il gruppo, cercando di coalizzarsi contro il bene della squadra”, spiega Ferri.
I risultati del lavoro dell’allenatore italiano, ormai residente in Thailandia, si vedono subito. Nel 2013 ha vinto il bronzo alla Coppa d’Asia, alle spalle di Cina e Singapore. Nel 2014 riesce a organizzare una trasferta in Australia per un common training con Nazionale, e le pallanotiste thai incontrano anche le squadre cinesi e giapponesi.
Poi, nel 2015, i Southeast Asian Games (Seagames), le Olimpiadi per il Sud-Est Asiatico, importantissimi per la Thailandia. Le speranze della Federazione erano poste sul nuoto. Sulla pallanuoto non puntava nessuno. Neanche un Bath. Del resto, al momento dell’assunzione avevano detto a Ferri: “Cerca di fare il massimo per far migliorare la squadra”. Bene, lui alla vigilia dei Seagames ha detto sicuro: “Da Singapore tornerò con l’oro”. Scetticismo generale e qualcuno magari ha pensato che quell’italiano era proprio uno sbruffone. Si sbagliavano.
Daniele conosceva bene le sue ragazze, sapeva che cosa potevano dare nella vasca. Ed era convinto che solo una vittoria clamorosa poteva cambiare le cose, far nascere nelle ragazze la passione e colmare definitivamente la distanza che separava la Thailandia dalle altre grandi squadre del Sud-Est Asiatico. I Seagames del giugno 2015 si sono svolti a Singapore e la squadra locale era la grande favorita anche perché da decenni deteneva l’oro in questa specialità. Le giocatrici locali apparivano sicure di sé, atleticamente superiori alle thailandesi. Le ragazze di Ferri si impongono sull’Indonesia (12-6), Malaysia (13-5) e Filippine (10-1), e in quest’ultima gara si risparmiano per il big match del giorno dopo. Il 15 giugno infatti si gioca Singapore-Thailandia. Daniele imposta una partita molto tattica, che si trasforma in una lotta senza (quasi) esclusione di colpi, in cui le difese la fanno da protagoniste. La Thailandia vince 5 a 4. “Nella pallanuoto il numero di reti segnate è sempre alto, 25-5, 15-15… Il 5 a 4 la dice lunga su che tipo di battaglia è stata e l’ultimo tempo si è chiuso senza reti. Le nostre avversarie erano individualmente più forti di noi, campionesse a livello internazionale. Noi abbiamo vinto con la volontà, il non cedere mai, la forza del gruppo”, racconta Ferri.
Al fischio finale della vittoriosa partita, l’allenatore urla alle sue ragazze “You are legend, do you understand? You are legend”. Oggettivamente le 13 ragazze, che hanno ricevuto un premio di 8 mila euro (un bel gruzzolo in Thailandia) sono entrate nella storia dello sport thailandese. Ma un po’ ‘legend’ è anche Ferri, che in meno di due anni ha trasformato una Cenerentola in Principessa, e senza bacchetta magica. Dopo la vittoria, che ha avuto 103 mila visualizzazioni su YouTube, il trionfo, i complimenti, le sfilate. Ferri non si è montato la testa. “Il segreto della vittoria è lavoro, lavoro, e ancora lavoro”, dice. E infatti ha portato la squadra nelle scuole di tutta la Thailandia per promuovere la pallanuoto (e ampliare la base delle atlete), vuole organizzare un campionato nazionale di waterpolo, nel 2016 ha fatto fare training camp il Giappone e in Italia, dove le sue ragazze hanno incontrato la nazionale italiana a Roma. E intanto continua con gli allenamenti quotidiani e con la ricerca di sponsor e fondi.
Prossimi obiettivi? “Vincere i Seagames del 2017 e ottenere il più alto posizionamento possibile agli Asian games che si svolgeranno in Indonesia nel 2018”, risponde sicuro. E i progetti di Ferri? Tornerebbe in Italia ad allenare una squadra di pallanuoto? “Sto bene qui, molto bene qui… E c’è ancora molto da fare per far nascere un movimento. Agli inizi allenavo 25 nuotatrici e la squadra vincente di Singapore era composta da 13 ragazze. A Singapore le giocatrici allenate sono almeno 150, in Malesia 120 e in Indonesia 200. Voglio colmare il gap tra noi e le altre nazioni…”.

International Senior Consultant – Marketing, communication and Business development. MD in Siam Trade Development Co., Ltd.
Bangkok, Thailand