CUORE DI LADYBOY

Quando la tolleranza genera solidarietà

di Massimiliano Brancato

IMG_8087 Il primo novembre 2014 si è svolta presso l’Areca Lodge di Pattaya la terza edizione del Ladyboy Water Volleyball Context. Il target della terza edizione è già di per se un successo e insieme la premessa per la continuazione anche per i prossimi anni di questo suggestivo ed encomiabile evento, organizzato grazie all’impegno infaticabile di Tony Soprano e del Rotary Club di Pattaya. Nonostante la giornata di pioggia, oltre 350 spettatori hanno assistito al torneo che ha visto la partecipazione di otto bar: il Temptations e il Check-In di Bangkok, il Baby Boom, il Kings Bar, La Bamba Bar, il Sensations, lo Stringfellows e il TJ’s di Pattaya. L’avvincente sfida si è conclusa con la vittoria di misura del Sensations sul Baby Boom. Ed è record anche la cifra di 1.000.000 di baht raccolta e devoluta al Camillian Home e all’associazione Heartt 2000, fondazioni impegnate da tempo nel supporto a bambini disabili e affetti da AIDS. All’evento sportivo ha fatto seguito una cena allietata da spettacoli organizzati dagli stessi partecipanti al torneo, incredibilmente trasformati da indomiti agonisti in meravigliose creature dalle raffinate movenze e dagli eleganti e leggiadri costumi.

In questo è il fascino impareggiabile dei ladyboy thailandesi, già immortalato nel meraviglioso film Beautiful Boxer di Ekachai Uekrongtham del 2003, sublime mix di grazia e potenza, perfezione di corpi che, come nel mito classico dell’androgino, trascendono le differenze sessuali verso una fusione quasi mistica che lascia spesso stupiti e ammaliati. Sarà forse proprio questo ancestrale richiamo a un antico mondo di efebica perfezione a rendere così misteriosamente interessante il ‘fenomeno’ dei ladyboy thailandesi. Ma perché proprio in Thailandia si è sviluppato questo ‘fenomeno’? La ragione è nel valore buddhista della tolleranza associata alla concezione ‘kharmica’ dei cicli delle reincarnazioni. Le attitudini sessuali ‘diverse’ (tom-Boy, ladyboy, Dee etc.) sono considerate esiti di trasgressioni nelle vite passate, possono generare compassione ma non condanna o biasimo. Le tendenze sessuali differenti sono ampiamente accettate e tollerate a tutti i livelli della società thailandese, nelle città come nei villaggi. Peraltro occorre dire che, come ogni forma di ‘status’ all’interno della società thai, anche quello sessuale è considerato ‘impermanente’. Questo fa sì che la maggior parte dei ladyboy, raggiunta un’età più matura, tornino a integrarsi nella società con ruoli più tradizionali e spesso formando IMG_2944normalissime famiglie. Secondo un recente documentario della TV inglese Channel 4 intitolato Middle Sex, ci sarebbero circa 300.000 ladyboy in Thailandia, che corrisponderebbero a un rapporto di 1:100 rispetto alla popolazione maschile. La maggior parte sono ovviamente occupati nei settori del turismo e dell’entertainement, che sono anche tra i settori più ‘lucrativi’ dell’economia thailandese. Ma nel fascino dei ladyboy c’è molto altro che semplici statistiche o il mero show-business. Come ho detto, c’è la ‘nostalgia’ del ‘totalmente altro’, la reviviscenza di un mondo che pure un tempo era nostro, come quello greco e romano, che Michel Foucault nella sua monumentale Storia della sessualità ha così magistralmente descritto. Il ladyboy ci riconsegna a un mondo premoderno dove l’estetica è etica (in oriente, in particolare in Giappone, è ancora così), dove le logiche del piacere non sono soggette a quelle del potere, ed è questo a provocarci, a scandalizzarci ma anche ad affabularci così profondamente.

Mi capita spesso, passeggiando la sera per la famigerata walking street di Pattaya, di pensare se la Pompei che si è così miracolosamente conservata sotto la coltre lavica dovesse apparire poi così diversa, coi suoi lupanari, le sue terme dalle esplicite decorazioni, i suoi continui richiami a una sessualità aurorale e gioiosa. Un passato che riaffiora da una tragedia lontana e di cui avevamo quasi perso la memoria, una memoria che ci (ri)porta a girovagare per una città postmoderna che a sua volta ci rimanda a quel modo di vivere le sessualità, un bizzarro corto-circuito spazio-temporale su cui avremo

Antropologo, archeologo, geografo. Direttore della rivista “InThailandia”. Residente in Thailandia dal 2002 dove ha approfondito i suoi studi sulle società del sudest asiatico.