QUANDO IL BUSINESS DIVENTA INTERESSANTE!

La bottega dell’arte dei bambini disabili al Camillian Home in Thailandia

di Cecilia Belletti

In un mondo trava­gliato e complesso come quello attuale, in cui il gap tra ricchi e poveri è sempre più profondo e problemi di discriminazione, ignoranza, mal­trattamento e incuria delle persone sono tutt’altro che risolti, è importante, per le or­ganizzazioni umanitarie, non solo il contributo da parte dei singoli indi­vidui, ma anche delle grandi imprese che, nel fare beneficenza, pos­sono concretamente contribuire al migliora­mento dello stato attuale delle cose, traendone anche vantaggi economi­ci. Tutto questo in teoria può essere molto bello, ma nella pratica?

Questa è una storia vera, che ha origine in Thailandia, di bambini e bambine con disabilità fisiche e mentali anche gravi, che si stanno ris­cattando, e stanno volan­do oltre il proprio triste destino, verso una felicità e realizzazione più gran­de. Grazie alla loro creatività innocente infatti hanno avviato una picco­la impresa artistica, aiu­tati dalla loro insegnante di educazione artistica (arte terapia) Ms. Ka­lisha, dallo staff, dai volontari e da tutti gli sponsor e sostenitori de­lla Casa Camilliana di Latkrabang, vicino alla metropoli di Bangkok, una casa che ospita bam­bini orfani o abbandonati, con disabilità quali autismo, sindrome di down, vari tipi di handicap fisici e disabilità mentali, mol­ti dei quali sono anche affetti da HIV/AIDS.

Qui l’educazione ar­tistica è divenuta uno strumento importante ed efficace per il progresso dei bambini, per questo si parla di “arte terapia”, una disciplina che mi­gliora le loro capacità di sviluppo fisico, sociale ed emotivo, e anche il poten­ziamento delle capacità mentali. Questi bambini e ragazzini, attraverso la sperimentazione e crea­zione artistica, imparano a esprimersi con cal­ma, il che gli permette di trovare e mantenere la concentrazione, e di sviluppare nuovi lati del carattere nonché di rafforzare la loro personalità.

Per i bambini affetti da sindrome di down o autismo, la comunica­zione a volte può esse­re una sfida. Attraverso la pittura o altre forme d’arte riescono finalmen­te a veicolare messaggi e raccontare storie che non potevano esprimere senza l’ausilio di colori, pennelli, tele, argilla da lavorare. Creando ogget­ti d’arte, questi bambini possono vedere il loro talenti manifesti e capire quello di cui sono capaci e quel che posso­no raggiungere. E questo processo li sprona im­mensamente.

Camillian Home invita a partecipare al program­ma di arte terapia anche i bambini della comunità locale di Latkrabang così, lavorando e divertendosi insieme, i bambini resi­denti e quelli con famiglie che vivono nel territorio circostante scoprono di non essere poi così di­versi tra loro. Si abituano a interagire e a giocare insieme, sviluppando le­gami di amicizia che fa­voriscono l’integrazione e riducono la discrimina­zione dei bambini con il mondo “fuori”.

Ci sono molti bambini che dopo aver scoper­to il loro talento grazie alle ore di arte terapia vorrebbero continuare a esplorare le loro capa­cità artistiche. Quando vedono che un loro oggetto artisti­co (una tazza o un quadro ad esempio) viene acquistato da un visitatore, questo li motiva a migliorare, a sviluppare il loro talento e a creare nuovi pezzi.

Questa attività alla fine diventa un lavoro alter­nativo ed è così che la loro piccola “bottega” ha preso forma: i bambini trovano sempre nuova ispirazione e producono nuove creazioni, manipo­lano pezzi d’argilla e di­pingono su tela liberando la creatività, senza limi­ti. Ogni pezzo è diverso e originale, ognuno è libero di esprimere il suo unico talento, perché ognuno è prezioso nella propria unicità e specificità.

Presa coscienza e con­sapevolezza dei proble­mi reali e del potere di influenza che possono esercitare su investitori, clienti, soci e impiega­ti, i rappresentanti del mondo del business si stupiranno di come ques­te azioni positive e altruistiche possano giovare ai loro stessi interessi, ricevendo vantaggi anche in termi­ni economici. Un’ampia fetta del mercato, infat­ti, apprezzerà il loro im­pegno nel sociale e i loro impiegati si sentiranno appagati e gratificati di poter contribuire a una buona causa, lavorando per un’azienda che ha un impatto positivo sul pia­neta.

Non solo, anche i part­ner e investitori saranno ispirati dal considerare che l’azienda non si oc­cupi esclusivamente di stipendi, profitti e gua­dagni, ma aspiri a qualcosa di più nobile e significativo. Tutto questo metterà in moto una spirale posi­tiva di valore (etico, so­ciale ed economico).

Gli esseri uma­ni non sono separati dall’ambiente e per quan­to certe realtà possano sembrare lontane o es­tranee al cosiddetto mon­do “ricco”, tutto ciò che accade, anche se lontano o nascosto, è strettamen­te legato alle nostre vite individuali e per quanto possiamo provare a chiu­dere gli occhi per evita­re di affrontare la realtà, sappiamo perfettamente che è il tempo di risolvere problematiche gravi qua­li la povertà e la discrimi­nazione. Quindi contri­buire a migliorare “fuori” significa migliorare “den­tro” come essere umani.

Donazioni come il sos­tegno a un bambino de­lla Casa Camilliana e/o alle attività artistiche, tutte detraibili dalle tas­se, possono essere inoltre una magnifica strada per allacciare rapporti tra la società imprenditoriale, gli individui e la comuni­tà locale thailandese.

In Thailandia, ogni bambino disabile riceve dal sistema di assisten­za sociale solo 800 Baht

(neppure 20 Euro) al mese, il che significa che la Camillian Home, per continuare a svolgere il suo operato in modo in­dipendente, non può vive­re senza il prezioso con­tributo dei privati.

Personalmente, ho conosciuto la Thailan­dia per la prima volta nel febbraio del 2014. Ho avuto un significativo in­cidente su un motoscafo durante una vacanza al mare, con conseguente frattura a una vertebra lombare, e sono stata cura­ta al Camillian Hospital dove ho conosciuto Pa­dre Giovanni.

Ho deciso poi di tras­ferirmi in questa terra superando tan­ti dubbi, lo stupore e lo scetticismo della mag­gior parte delle persone che si chiedevano cosa andasse a fare una raga­zza, da sola, in una città effimera come Bangkok. Nonostante anche io, giovane bianca occiden­tale, che difende e lotta per i diritti delle donne in tutto il mondo, mi ri­trovi spesso a riformu­lare la stessa domanda, credo che, dopo la paura di una possibile paralisi, in questo luogo sia rinata sviluppando nuova gra­titudine per la vita. Sono una film-maker profes­sionista, regista, monta­trice video e cameraman e da anni ho riscoperto il mio sogno di ragazzi­na, poi accantonato, di fare l’attrice e dopo aver ripreso già a Roma a re­citare, mi sono trasferita dall’altra parte del mon­do con lo scopo di lavora­re e studiare come attrice a livello internazionale. Da aprile 2016 ho deciso di dedicarmi all’attività della Fondazione Cami­lliana come volontaria perché l’impatto con la miseria del “terzo mon­do” mi ha impressionato, o forse, a essere sincera, quel che più mi ha colpi­to è stata l’indifferenza di alcuni businessmen mi­liardari che mi è capitato di conoscere rispetto ad alcune problematiche.

Ho deciso di prestare volon­tariato per la Fondazio­ne, aperta a ogni tipo di credo e religione, che nello spirito di S. Camillo si occupa di aiutare i più poveri e bi­sognosi, dopo aver visi­tato i bambini della Casa di Latkrabang.

Ho un permesso di la­voro regolare e così divi­do il mio tempo tra le at­tività di promozione e sponsorizzazione degli eventi promossi dalla Fondazione, e continuo a lavorare nel campo artis­tico, cinema, teatro e te­levisione per passione e per riuscire a mantener­mi e non essere di peso alla fondazione.

Cerco di valorizzare e vendere i prodotti dei bambini, di cui apprez­zo sinceramente il talen­to e l’impegno artistico, cerco sponsor, realizzo video, promuovo le loro opere on line, organizzo mostre, per mantenere questa “famiglia” spe­rando che ognuno pos­sa migliorare le proprie condizioni e vivere una vita dignitosa e felice.

In Thailandia, come nel resto del mondo, i bambini disabili (o “di­versamente abili”) devono far fronte a molte sfide, dovute al pregiu­dizio di una società che li discrimina e li esclude a causa delle loro condi­zioni. Oltre ad acquistare i loro bellissimi quadri e oggetti fatti a mano, invi­to personalmente ognu­no a fargli visita. Saran­no loro a regalarvi la gioia, con i loro sorrisi, la loro energia e la felicità che si può leggere nei loro occhi per vedere una persona “nuova”.