SINDROME DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Ovvero del distacco affettivo dissociativo

di Puccio Panza

La vita è bella, o almeno dovrebbe esserlo, soprattutto se ne accettiamo le difficoltà e ci adattiamo ai cambiamenti indesiderati. Qualcuno ritiene che senza una serie di grosse idiozie potrebbe essere migliore. Qualcun altro, invece, considera le idiozie un male necessario: oscure e intriganti, parte indivisibile dell’essere umano, schegge scaraventate dall’imperscrutabile centrifuga del consorzio delle persone.

La premessa è necessaria perché questo articolo, prendendo spunto dai vari casi che qui in Thailandia saltano alla ribalta, è dedicato a quelle persone (nella fattispecie uomini, sebbene sia capitato anche a donne) che hanno lasciato in Italia moglie e figli (anche piccoli), trasferendosi nel Paese del Sorriso – nelle isole del sud, nelle terre povere del nord ovest o in altri punti imprecisati del Regno – scomparendo dai radar della propria famiglia d’origine.

Follie di cui il mondo è farcito o sindrome da eremita incompreso? Chissà se si fanno loro domanda del viaggiatore: “che ci faccio qui?”). O ancora, per non escludere nessuno dei possibili motivi, “Tira più il pelo di… che il famoso carro di buoi?”. Carro magari pieno di figli, moglie, suoceri e vari congiunti e collaterali.

Uomini che hanno tempo di fermarsi, tempo da perdere, e in alcuni luoghi della Thailandia, come nel deserto, il tempo è un’opinione. Forse però, come direbbe N. Mahsirg, non hanno tempo di avere una coscienza.

Fatto sta che alla fine queste storie, che sembrano radicate sulla lama del surreale, potrebbero incastrarsi – come spesso avviene – in un cupo e triste finale, a volte epilogo naturale delle cose. Malattie, incidenti, o ancor peggio morte senza nessuno che assista e conforti, senza quella pietas umana tanto sentita nella nostra storia e cultura. Eppure è quello che succede, figli e coniugi che sono stati abbandonati tanti anni prima come potrebbero correre al capezzale del caro (ex) amato per portare conforto, aiuto morale e, naturalmente, materiale? Come potrebbero adempiere al precetto biblico che impone di onorare il padre?

Sì, d’accordo, dovrebbe (o potrebbe?) esserci da qualche parte la nuova famiglia thailandese, e a volte c’è davvero. Ma l’esperienza ci ha insegnato che nei casi in cui la nuova famiglia locale è ben presente, anche i rapporti con quella d’origine sono rimasti buoni. Insomma la natura “ad abbandonare” si ripercuote a prescindere dal posto in cui ci si trova.

Non sappiamo se la psicologia medica o le frontiere della neuroscienza abbiano mai inquadrato in una ben descritta sindrome questa fattispecie, che, per qualcuno, ci riporta alla nostra origine animale: quella di evitare lunghe relazioni con singolo partner. Eppure, antropologicamente è dimostrato che la sopravvivenza è più probabile all’interno di un nucleo familiare, dove troviamo protezione e assistenza reciproca. O forse all’insopprimibile istinto gregario che ci spinge a omologarci al comportamento prevalente.

Il giorno in cui gli eventi sorprendono questi uomini e li scuotono come foglie al vento, quello che resta, nella memoria di chi viene in contatto con la loro storia umana è una sensazione di peregrinaggio senza meta, solitudine cercata e anelata quasi nella certezza che in essa vi sia la risposta a non sappiamo quali domande.  Un giorno, forse, troveremo – o penseremo di avere – tutte le risposte, ma in tal tempo le domande saranno cambiate (Charlie Brown).